Saponara Milan: è come se fosse fuori rosa, un anno buttato via

“Come Kakà e Rijkaard”. Ricky Saponara, da scommessa a bugia


Daniele Mariani è giornalista pubblicista. Nello staff di SpazioMilan.it fin dalla sua nascita, l’8 marzo 2011, e vicedirettore dal 2012. Conduce “Milan Time”, un’ora di notizie rossonere nel palinsesto pomeridiano di Radio Milan Inter (96.1 FM e canale 288 del DTT). E’ opinionista per “Il Campionato dei Campioni” di Odeon TV, dal 2011 collabora con il Giornale di Vimercate.

Fermo immobile. 18 panchine in campionato, 0 presenze in Champions (playoff compresi). Il primo anno in Serie A, probabilmente l’unico nel Milan, è stato un incubo per Saponara, spettatore interessato di un film infinito e logorante, come la stagione ancora in corso, grottesca se non drammatica, ma anche comica. I numeri che accomagnano il giovane Ricky parlano da soli, ma non bastano per analizzare al meglio un problema profondo. Quell’8 luglio 2013 come l’inizio di un misterioso ed oscuro processo di spegnimento, che non ha convinto nessuno. Ai margini con Allegri, stessa cosa con Seedorf: sembra distante anche dal gruppo, non tanto per volontà quanto per indole.

E fa ancora più male ricordare parole come queste: “Saponara mi ricorda Kakà, è come se ci fosse qui Rijkaard: la sensazione è la stessa. Lui è il nostro futuro“. Annunci pubblici firmati Adriano Galliani: una presa in giro. La verità è che il suo acquisto è stata una lodevole intuizione, bello e doveroso provarci. Ma Saponara è rimasto sempre una scommessa per il Milan, mai una promessa. E la colpa principale non è del giocatore, che meritava più spazio in un anno (e poi un modulo) adatto e quasi perfetto. L’ex Empoli ha bisogno di crescere, non lo farà in rossonero. A giugno sarà addio, in prestito, ma sarà difficile rivederlo tornare: un peccato, un investimento giusto ma gestito male. Anche se Saponara in campo non ha mai brillato né deciso. Poteva indossare la numero 22, non l’ha fatto per rispetto o come straordinaria premonizione visto quello che è successo dopo: semplicemente se n’è lavato le mani. Ha dimostrato di essere fuori dimensione.

Stasera contro il Catania non ci sarà Honda e il ballottaggio, fin da subito, è stato tra Poli, Birsa e Robinho. Lui no, mai. E’ come se fosse fuori rosa. La consolazione arriva dalla condizione fisica, che da 3 mesi non lo infastidisce come agli esordi, ma non basta per salvare un anno maledetto, triste e nella sostanza buttato via.

Twitter: @Nene_Mariani

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