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ElSha, pro e contro di una smania crescente. Ma il vero tema è…


Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Dirige parallelamente il free-press pomeridiano MI-Tomorrow. Collabora con La Gazzetta dello Sport, conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canali 63 e 114 del DTT.

Partiamo da un fatto ormai inequivocabile: Stephan El Shaarawy scalpita. Il Faraone è nervoso quando non si vede schierato nell’undici titolare. Allo stesso modo, è nervoso quando viene sostituito dopo oltre settanta minuti di gioco. Giovedì scorso aveva palesato il proprio malumore per le troppe panchine (a suo avviso) e nel corso di un evento Samsung aveva parlato apertamente di incazzatura“. Ieri, nonostante una discreta prestazione e la fiducia di Inzaghi che l’ha schierato dall’inizio, si è lasciato andare a qualche esternazione di troppo al momento del cambio.

Meglio avere giocatori motivati piuttosto che gente capricciosa. E’ molto meglio dosare e spremere all’occorrenza la smania di un giovane come El Shaarawy piuttosto che perdere tempo dietro a “prime donne” o presunte tali. E’ qui che stanno i “pro” dell’atteggiamento dell’attaccante rossonero. Vuole dimostrare di poter essere quello che avevamo visto nella prima parte della stagione 2012/2013. Ma c’è da dire che quel contesto, frutto della diaspora dei “Senatori” e delle cessioni di big come Thiago Silva e Ibrahimovic, è pressochè irripetibile. Fu più semplice di oggi per uno come il Faraone esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Oggi, al contrario, c’è una Champions in meno e bel po’ di concorrenza in più là davanti. E il “contro” del nervosismo di ElSha è tutto nella pressione che implicitamente prova a mettere su Mister Inzaghi che ha ben chiare le gerarchie.

Fernando Torres, per il tipo di gioco che Superpippo vuole ormai impostare, è inamovibile. Ancor di più, se possibile, lo è Keisuke Honda, capocannoniere della Serie A. Il terzo naturale di quest’attacco è Jeremy Menez. Ed è proprio il francese quello al quale El Shaarawy dovrà contendere il posto domenica dopo domenica. Finora le prestazioni dell’ex romanista offrono maggiori garanzie rispetto a Stephan. Ma questo dualismo è destinato a durare ancora a lungo. E proprio SpazioMilan.it aveva anticipato il tema lo scorso luglio, con una mia domanda specifica a Menez nella conferenza stampa di presentazione. Insomma, caro Faraone: calma e gesso, le occasioni arriveranno. E i gol pure. L’egoismo è il sale di ogni attaccante. E Inzaghi ne sa qualcosa. Ma oggi più che mai, in una fase così delicata di ricostruzione di nuovi equilibri, prima di tutto viene la squadra. Il resto sarà tutto una naturale conseguenza. Ancelotti, in questo senso, stra-docet.

Twitter: @Chrisbad87

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