Mercato bocciato? Un mese non basta per giudizi realistici. L'analisi caso per caso

Mercato bocciato? Un mese non basta per giudizi realistici. L’analisi caso per caso


Ad un mese, giorno più giorno meno, dalla chiusura del mercato, si legge già di primi bilanci, di impressioni e di valutazioni lasciate dalla sessione estiva. Il trend dei salotti calcistici e delle redazioni sportive è di bollare, senza se e senza ma, le operazioni portate a termine dai rossoneri, generalizzando 6 profili differenti in un unico grande acquisto da bocciare e non considerare. Giocatori diversi, casi diversi, situazioni diverse, ergo, valutazioni diverse. Come sempre invito da queste colonne, ci vuole calma ed equilibrio nei giudizi, analizzando gli specifici casi per trovare la soluzione e la riposta dietro ad ogni nome.

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Il 30 settembre sarebbe follia marchiare un’atleta come finito, spacciato, fatto, concluso e sparito. Per il semplice fatto che mancano altri 8 mesi al termine della stagione, ma non finisce qui. Studiando i sei acquisti del Diavolo, avremo una mezzadozzina diversificata per ogni volto, con una motivazione chiara dietro alle difficoltà iniziali. Partiamo da Mati Fernandez, il più facile da monitorare. Il cileno, autentico pupillo del mister campano, è fuori per un semplice e banalissimo motivo: l’infortunio al flessore della coscia destra. Quando il centrocampista tornerà a disposizione, Vincenzo Montella gli affiderà, senza pensarci due volte, le chiavi della mediana del Diavolo, trasformandolo in maniera quasi automatica in uno degli intoccabili della formazione titolare. Discorso simile ma diverso nei dettagli per José Sosa. L’argentino, a differenza di ciò che si racconta nelle ultime ore, nel Milan ha già collezionato 3 presenze, raccogliendo applausi contro l’Udinese tra le mura amiche di San Siro. Messi alle spalle i dolori alla schiena e recuperata in pieno la forma fisica, l’ex Besiktas sarà una pedina fondamentale per lo scacchiere tattico dell’aeroplanino.

Detto dei due uomini del centrocampo, spostiamoci sul trittico formato da GustavoLapadulaPasalic. Diciamolo fin da subito, non parliamo di stelle ne tantomeno di bidoni, bensì di innesti volti alla finalità di avere ricambi pronti e affidabili. In futuro certamente avranno spazio e minutaggio, ma nessuno dei tre arrivava a Milanello con la presunzione di essere un punto fermo, un talento imprescindibile per le sorti del Diavolo. L’ex pescarese immischiato in una concorrenza spietata sul fronte d’attacco, il paraguaiano stoppato dall’inattesa impennata di rendimento di Paletta, il croato ancora rallentato dai problemi fisici avuti nella scorsa stagione: tutti, nessuno escluso, avranno il palcoscenico sotto le luci di San Siro. Chi risulta essere molto più distante rispetto agli altri porta il nome di Leonel Vangioni, acquisto apparentemente senza significato e dal valore decisamente più basso in confronto ai pari ruolo. Chissà che il lavoro quotidiano a Milanello possa farlo crescere e migliorare, portandolo a coprire tutte le lacune e le carenze evidenti.  Tornando al discorso iniziale, calma con i giudizi, un solo mese di calcio non può e non deve bastare.

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