Mondadori Megastore, Fassone a SM: "Riceveremo sanzioni dalla UEFA, ma non è un fallimento. Ritiro necessario. San Siro non ci fa essere competitivi"

Mondadori Megastore, Fassone a SM: “Riceveremo sanzioni dalla UEFA, ma non è un fallimento. Ritiro necessario. San Siro non ci fa essere competitivi”


Dal nostro inviato, Stefan Valente

Le parole dell’ad rossonero Marco Fassone presso il Mondadori Megastore di piazza Duomo a Milano presente alla presentazione del nuovo libro di Carlo Pellegatti:“Favole portafortuna per tifosi milanisti da 0 a 99 anni”.

SU KAKÀ
“Kakà l’ho conosciuto meglio una decina di giorni fa con il suo papà, ci ho parlato un’oretta, un’ora molto intensa è un ragazzo che si sa fa conoscere in poco tempo. Ci siamo scambiati un po’ di idee, su quello che potrebbe essere il suo futuro, che noi vediamo auspicabilmente nel futuro del Milan. Lui si è preso un po’ di tempo, per capire cosa fare nella vita, sicuramente prima di Natale ci sarà modo di sentirsi non solo per farci gli auguri di Natale. So cosa significherebbe per i tifosi del Milan la presenza di Kakà in società”.

SULLO STADIO
“Sono molto combattuto, spero che nel momento che prenderei le decisioni siano decisioni  San Siro è uno stadio che fa alzare la testa non solo ai tifosi del Milan, è un simbolo, è un’icona, è qualcosa che emoziona anche quando si arriva da fuori con il pullman. Ciò non toglie che nel calcio moderno lo stadio assume un ruolo fondamentale per due ragioni: sportiva ed economico-finanziario. San Siro in questo momento non ci permettere di essere competitivi. Dobbiamo studiare cosa fare nei prossimi quattro-cinque per avere una casa che ci permetta di competere. Ragioneremo sul fatto che questa casa sia San Siro o meno, nell’assoluto rispetto di quest’ultimo”.

SULLA SOCIETA’
“David Han Liè qui da una quindicina di giorni. Per un cinese è difficile da capire, per noi italiani è comprensibile Ho chiesto di fare una riunione con tutti i manager, una ventina trentina di persone per fare spiegare in prima persona ai suoi uomini la sua e la loro visione, il motivo per cui siano così resistenti dall’intervenire, dal farsi vedere, dall’essere fisicamente presenti. E per raccontare ai ragazzi il progetto, e il perché loro credono a questo. E’ un progetto lungo, che ha bisogno dei su tempi; noi cerchiamo di accorciarli, ma ci vuole pazienza. Sarà un Milan di successo, il loro investimento andrà a buon fine. Per noi è difficile concepire un presidente che non sia presente, che non si possa toccare. A volte sono io a dire loro che sono qui, che sono presenti. Ma in Cina c’è tutta una filosofia che spiega perché non si deve intervenire che è difficile da capire qui“.

SULL’AFFETTO DEI TIFOSI
“Quando ho letto il libro ho pensato a quando l’hai scritto, quando hai scritto questa pagina. Ripenso all’orgoglio di vedere la gente che si è incendiata quest’estate è per quello che avevamo fatto, vedere 4mila persone a Milanello il 5 di luglio e 65mila contro il Craiova in un giorno che non riuscivamo a tenere addosso la camicia dal caldo. Questo ormai la mia esperienza mi ha insegnato che con la stessa velocità questa euforia può calare. Il calcio ha questa vigliaccheria che ti riporta in questa condizione. Ma c’è la consapevolezza che quell’ambiente con i milanisti si può ricreare, con il lavoro, con i risultati, mi dà speranza“.

SUL RITIRO E LA SITUAZIONE DELLA SQUADRA
“Abbiamo lasciato la giornata di domenica. In me, Mirabelli e Gattuso c’è stato un sentimento di depressione e abbiamo deciso di decidere l’indomani per ragionare a mente fredda. Poi ci siamo ritrovati e abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni giuste per festeggiare, anche se farci gli auguri di Natale non sarebbe stato proprio un festeggiamento, ma che comunque il clima non fosse quello giusto, né fosse stato giusto far finta che non fosse successo niente. Abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio stare insieme questi quattro giorni prima della partita di sabato, che ormai assume un significato diverso, piuttosto che stare insieme a festeggiare come sarebbe successo se avessimo vinto. Serve a capire il valore di essere Milan e cosa può rappresentare una sconfitta come quella di Verona che abbiamo vissuto come un’umiliazione e che non deve più succedere. E’ un Milan nuovo, in costruzione, che sta nascendo, con giocatori e dirigenti nuovi. Abbiamo avuto modo di stare insieme e conoscerci tutti già quest’estate ma in uno stato di entusiasmo e di euforia eccessivi che ci ha portati in una dimensione che magari non era ancora nostra; invece un altro momento come quello ma più consapevole per capire cosa non va era sicuramente più appropriato. E’ un Natale strano, di lavoro, con tante partite, e questo ci ha fatto ritenere che sia più utile stare insieme”.

SUL VOLUNTARY AGREEMENT
“Dal mio punto di vista ritengo, con enorme rispetto di chi ha preso la decisione, che la decisione abbia matrice di indirizzo politico. Staimo parlando di una Uefa diversa, che ha un nuovo presidente che ritiene che la strada delle sanzioni nei confronti di chi abbia sbagliato sia la strada corretta. Il voluntary agreement è nuova introduzione, evidentemente noi e altri club che hanno fatto investimenti importanti non siamo visti in modo così positivo. Noi ci abbiamo provato a percorrere questa strada. Ricordo a tutti infatti che questo patto sarebbe servito a bloccare le sanzioni che il Milan, a questo punto, probabilmente riceverà per aver violato il fair play, anche perché negli ultimi tre anni precedenti a quello che arrivassimo noi la politica era diversa. Non siamo riusciti anche perché le condizioni che ci hanno posto erano insuperabili. E’ una visione politica che ci può stare, che ci lascia l’amaro in bocca, ma che non deve essere vista come una bocciatura dei piani, dei progetti. Non è così: i progetti ci sono, chiari e ben documentati, ma era oggettivamente impossibile ottenere l’agreement“.

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