Il rigore dell'ex, sette anni dopo: serve un Higuaibra a questo Milan

Il rigore dell’ex, sette anni dopo: serve un Higuaibra a questo Milan


6 maggio 2012. Una data apparentemente insignificante per il pianeta Milan, se non fosse che quel giorno l’Inter ci tolse lo scudetto per consegnarlo alla Juve. No, non è l’inizio di una barzelletta. Se vi dicessi che era domenica sera, che un calcio di rigore fu fischiato ad una manciata di minuti dall’ intervallo, che il Milan era sotto 1-0 e c’era un para-rigori che provocava il rigorista potrebbe evocare solamente brutti pensieri appena pochi giorni la sconfitta contro la Juventus. Invece, quel giorno era Ibrahimovic contro la linguaccia di Julio Cesar. “Sò dove lo tiri, te lo paro” ripeteva il portiere interista, San Siro fischia all’ unisono, ma Zlatan, glaciale, tira un rigore incrociato così perfetto che assomiglia ad un’opera d’arte. Poi, sulle ali dell’entusiasmo, appena rientrati, lo stesso Ibra con una giocata da urlo “manda al bar” Lucio e Maicon e beffa Julio Cesar con un tocco delicato. Per la cronaca, l’Inter poi vinse 4-2 perché il Milan quella sera era Ibra e poco altro. Ora appare più scontato il parallelismo con il rigore di Higuain contro la Juve.

11 METRI DI…GLORIA O DOLORE – “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” cantava De Gregori e lo pensano anche gli appassionati di calcio che, nonostante qualche errore di troppo dal dischetto, considerano il “puntero” argentino tra i migliori al mondo. Un calcio di rigore è una linea sottile di demarcazione tra la gloria e la depressione: puoi tirarlo male e segnare e sei un eroe, puoi tirarlo bene e sbagliare e verrai criticato. Higuain è stato messo alla gogna mediatica, ma le sue qualità non possono essere messe in discussione e continuerà a segnare come ha sempre fatto. Però, i calci di rigore sono dettagli dal peso non indifferente, spostano partite, decidono campionati e Coppe Campioni. Chiedere alla Juve.

ZLATAN IL FREDDO, GONZALO L’IMPRECISO – La freddezza e l’imperturbabilità di Zlatan contro l’emotività e l’istintività del Pipita. Ibra ha calciato 15 rigori in rossonero: 14 quelli realizzati, l’unico errore a Cesena il giorno del suo esordio. Una macchina (quasi) infallibile. 27 sono i rigori calciati da Higuain in carriera (non è sempre stato rigorista designato): 19 segnati e 8 errori. Numeri non da specialista. La distribuzione degli errori ci aiuta a capire quanto incide l’aspetto mentale. Per Ibra, 7 dei 10 errori in carriera si sono concentrati negli ultimi anni di carriera, dal Psg in poi. Forse un eccesso di rilassatezza dovuto al livello del campionato? Per Higuain, il “rigorometro” segna rosso nella seconda stagione a Napoli (4 errori su 8 in carriera). Guarda caso, nessun errore nel suo anno d’oro, chiuso da capocannoniere. Due campioni così distanti, ma così vicini. Forse lo svedese più capace di caricarsi la squadra sulle spalle ma qualcosa li accomuna: un palmarès non eclatante a livello internazionale. Lo si imputava a Ibra, che faceva il fenomeno in campionato e scompariva in Europa. Così com’è il tallone d’Achille di Higuain.

IBRA SI, IBRA NO – Due talenti formidabili che potrebbero incrociare le loro strade per la prima volta a gennaio in rossonero. Se la società deciderà di abbracciare la suggestione Ibra non sarà tanto per metterlo al centro del progetto (a 37 anni difficile prevedere un impegno a tempo pieno dello svedese), quanto per la sua personalità in grado di trasmettere sicurezza ai compagni e la sua presenza ingombrante tale da incutere timore agli avversari. Davvero serve ancora a questo Milan? Può essere ancora decisivo in Serie A a 37 anni?  E’ possibile la coabitazione col Pipita? O la presenza di Ibra sarebbe scomoda per Higuain? La società, intanto, riflette, Gattuso spera, i tifosi sognano.




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