Mario Ferri: "Ecco perché ho fatto l'invasione a Gedda. Mi sono finto Bertolacci..."

Mario Ferri: “Ecco perché ho fatto l’invasione a Gedda. Mi sono finto Bertolacci…”

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Mario Ferri non è nuovo a queste “sortite”, tanto che ormai è divenuto un esperto delle invasioni di campo. “Il Falco”, come si fa soprannominare, ha spiegato a Radio Marte il perchè della sua invasione nei primi minuti di Juventus-Milan di Supercoppa Italiana di mercoledì scorso: “L’idea mi è venuta post Inter-Napoli, quando ho visto Koulibaly molto abbattuto. Le mie invasioni sono sempre state ricollegate a un messaggio positivo da mandare al mondo. Andare in Arabia Saudita, dove addirittura fanno problemi alle donne per guardare le partite, era rischioso. Il palcoscenico però era giusto, tecnicamente so come fare e quindi un po’ follemente ho pensato di farla, fingendomi un giocatore. Mi sono procurato una tuta del Milan di rappresentanza e mi sono presentato ai tornelli molto prima: la mia idea era di accodarmi ai giocatori ed entrare a bordocampo, però avevo dubbi sul fatto che fosse una cosa credibile. La tuta poi era dell’Adidas, ora hanno uno sponsor tecnico diverso… Incredibilmente, contro ogni pronostico, sono riuscito a entrare dietro il pullman e accodarmi a loro senza dare nell’occhio. Una volta entrato nella zona dello stadio sono rimasto da solo e sono stato circondato da telecamere del posto. Addirittura ho fatto un’intervista in inglese da giocatore del Milan, mi hanno scambiato per Bertolacci. Avevo paura di dare nell’occhio ma sono riuscito ad arrivare dietro alla panchina di Allegri che era meno controllata: sono stato dalle 18:00 alle 20:30 lì immobile, stop. Nessuno mi ha chiesto nulla, peraltro avevo anche regolare biglietto comprato su un sito arabi. Il mio era un biglietto gold, omaggio, che non è stato mai controllato. Tutto questo fa riflettere. Alle 20:32 sono entrato in campo, ho dato il 5 a Ronaldo e poi effettivamente cercavo un giocatore di colore del Milan da abbracciare, quindi sono andato a dare il 5 anche a Bakayoko e poi mi sono consegnato. L’ambasciatore italiano mi ha salvato: dovevo prendere 20 frustate e fare due settimane di galera, ma lui si è imposto dicendo che se avessi fatto un solo giorno di carcere o preso una sola frustata, l’Italia avrebbe chiuso tutti i rapporti con l’Arabia Saudita. Il poliziotto se n’è fregato, in verità, però la chiamata al Principe mi ha salvato, perché lui si sta spendendo per l’apertura mentale del Paese. Così abbiamo trovato un accordo: se avessi abbandonato subito il Paese avrebbero annullato l’arresto e così è stato“.

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