Un Milan che discende ancora da Silvio

Un Milan che discende ancora da Silvio


Giampaolo è bravo, ma devo ancora dargli le mie indicazioni tattiche da applicare”. Fa venire quasi nostalgia sentire le stesse parole di sempre del presidente Berlusconi. Le parole riservate a tutti gli allenatori, da Arrigo Sacchi in poi. Sempre durante la sua visita a Lugano (a proposito, il Monza in Serie C veste Philipp Plein, il Milan Boglioli…), Berlusconi dichiara la sua posizione su San Siro: “Una follia abbatterlo”. E poche ore dopo Scaroni è costretto a metterci una toppa sopra fornendo ai media una romantica chiave interpretativa: “Berlusconi ha parlato con il cuore, ma in realtà condivide il progetto di lasciare San Siro”.

Mi sembra di vedere Galliani quando si affannava a rincorrere le dichiarazioni “incontrollate” del presidente tipo “Balotelli mela marcia” nel momento in cui era già stato firmato il contratto col City. Piccolo inciso sul nuovo stadio: la posizione di Berlusconi dimostra che nemmeno lui aveva mai creduto ai progetti della figlia Barbara quando quattro anni fa ne stava costruendo uno tra i due semafori di viale Scarampo.

Al di là di questo, la sensazione tangibile è che il mondo Milan sia ancora indissolubilmente legato all’uomo e alle dinamiche che hanno governato e caratterizzato trent’anni irripetibili. Molti, anzi quasi tutti gli uomini, sono discendenza diretta di questi trent’anni. Lo stesso Zvone Boban si è sempre ispirato al modello berlusconiano ed è molto legato a lui. Non parliamo del presidente Scaroni e di tutta la governance. Al di là delle elucubrazioni sulle traiettorie che negli ultimi anni ha percorso quel 99,96% delle azioni rossonere, restiamo ai fatti. In questo momento sono di Elliot e forse domani saranno di qualcun altro, ma questo conta relativamente.

Quello che conta è che il Milan ancora non ha voltato pagina e la sensazione è che non la volterà nemmeno nel brevissimo periodo. E’ logico, normale, ci vuole tempo. Lo stesso tempo e lo stesso percorso che ha affrontato l’Inter. Identico a quello del Milan. Con l’unica differenza che è stato intrapreso qualche anno prima. E di anni per “demorattizzare” l’Inter ce ne sono voluti. L’operazione non è ancora stata completata: il caso Icardi, come hanno sempre dimostrato le parole di Wanda, è una pesantissima eredità proprio della gestione Moratti e delle contorte dinamiche che l’hanno sempre caratterizzata. Non sono mancati refoli, uomini ed errori di quella gestione anche negli ultimi anni. La sensazione è che soltanto quest’anno con la coppia Marotta-Conte si sia dato un taglio netto al passato.

Ecco, proprio quel taglio che al Milan non è ancora stato dato e che è ancora troppo presto per dare. Prima bisogna portare avanti un processo di risanamento economico che è cominciato l’anno scorso e dovrà essere proseguito quest’anno. L’accelerazione a quel processo la si può dare soltanto tornando in Champions League. Cosa che appunto l’Inter è riuscita a fare da due anni a questa parte. In entrambi i casi con molta fortuna. Sento e leggo voci di una nuova facoltosa proprietà e credo da sempre che anche Elliott sia una tappa di passaggio per il Milan. Ma sono sicuro che nessun “facoltoso proprietario” rileverebbe una società come il Milan in queste condizioni finanziarie. Proprio per questo motivo è fondamentale il citato risanamento.

Non dobbiamo perciò dispiacerci se Boban e Maldini non partecipano ad aste milionarie e se non si sta facendo un mercato dispendioso come due anni fa. Dobbiamo invece essere contenti perché significa che finalmente c’è qualcuno che lavora per il bene del Milan e per costruire il futuro del Milan. Quelli di due anni fa invece lavoravano solo per il loro futuro personale e quei 250 milioni spesi sul mercato con la conseguente impennata del monte ingaggi sono stati la spinta che ci ha mandato giù nel baratro. Diffidate perciò dalle promesse degli illusionisti. E ricordatevi che i milanisti che due anni fa si erano innamorati persi di Fassone e Mirabelli, sono gli stessi che avevano pianto l’addio di Seedorf allenatore. Noi eravamo disperati il giorno dell’avvicendamento in panchina tra Allegri e Seedorf e l’avevamo definita la scelta peggiore del Milan berlusconiano, direi che la collezione di esoneri del buon Clarence arricchita proprio poche ore fa da quello del Camerun, ci ha dato ragione. Anche in questo caso.

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