Paolo rinviato a giudizio: ecco perché

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Paolo Maldini, esempio di lealtà dentro e fuori dal campo, è finito sul banco degli imputati con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. L’ex capitano del Milan, secondo il Pm, avrebbe corrotto tal Luciano Bressi, all’epoca funzionario delle entrate, offrendogli 40 mila euro annui circa e la procura di una società, la Valvet Sas, da cui risultano ingenti corrispettivi in nero, per aggirare i controlli fiscali. Infine, tramite lo stesso Bressi, si sarebbe impadronito di alcuni dati riservati all’anagrafe tributaria per “meglio indirizzare” un affare immobiliare.

Le indagini sul caso si erano chiuse nell’aprile del 2010 e, oltre a Maldini, c’erano altre 39 persone coinvolte tra cui Adriana Fossa, moglie dell’ex terzino, assolta lo scorso 28 marzo nell’udienza preliminare e Davide De Zan, noto giornalista sportivo che, con la collaborazione di Giuseppe Lomuti, ex dipendente dell’agenzia delle entrate, sarebbe entrato nel sistema dell’anagrafe tributario per ottenere informazioni patrimoniali sui colleghi Piccinini e Ziliani. Mentre De Zan, come altri imputati, ha scelto per il patteggiamento, Maldini, che si è sempre dichiarato innocente, ha preferito il processo ordinario che si terrà il prossimo 21 giugno davanti alla decima sezione penale di Milano.

Nonostante a suo carico ci siano anche alcune intercettazioni telefoniche, lo storico capitano, attraverso il suo avvocato Danilo Buongiorno, ha sempre sostenuto di essere lui stesso parte lesa, poiché, secondo la sua versione dei fatti, sarebbe stato Bressi a sottrarre soldi dalle casse della sua società. Il suo legale si dice convinto che non ci siano le prove della corruzione ed è fiducioso sul buon esito del processo. Se così fosse quello che sembrava essere “un fallo da prova tv” potrebbe non essere sanzionato. Staremo a vedere.

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