Senza Ibra ritorno al passato

In soli 7 mesi Zlatan Ibrahimović  ha rivoluzionato il modo di giocare del Milan: meno fraseggio e più palle alte. Ma ora complice il pugno a Marco Rossi, Allegri deve studiare un modo per fare arrivare al goal la squadra nonostante l’assenza della “artiglieria pensante”. Il terminale offensivo sarà Alexandre Pato che, condizione fisica permettendo, dovrà essere l’uomo in grado di scompigliare la difesa interista, orfana per altro di Lucio squalificato e con Ranocchia e Chivu in dubbio. Il papero agirà in tandem con il connazionale Robinho, risparmiato dal ct verdeoro Menezes, forse anche a causa della scarsa brillantezza palesata nelle ultime uscite.

Lo staff medico, oltre alle cure minuziose per Pato, ha un occhio di riguardo anche per la caviglia dolorante di Kevin Prince Boateng, colui il quale dovrebbe completare il tridente offensivo contro l’Inter. Il ghanese potrebbe giocare sia come trequartista con licenza di inserirsi in area di rigore, sia come attaccante esterno in un tridente del tutto atipico. Con due attaccanti come Pato e Robinho, che spesso lasciano sguarnita  l’area per defilarsi, i movimenti del “Principe” saranno fondamentali.

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Cassano, che tornerà a Milanello mercoledì, dovrebbe quindi accomodarsi nuovamente in panchina, pronto a subentrare a gara in corso. Per quanto riguarda Filippo Inzaghi nonostante le sue 38 primavere, se non fosse reduce da un infortunio così grave, Allegri non esiterebbe a lanciarlo nella mischia. Il suo recupero avrebbe del prodigioso, ma ad oggi, le possibilità che scenda in campo anche solo per una manciata di minuti non sono molte. Una ricaduta metterebbe la parola fina alla sua carriera, la cautela quindi, nonostante la sua e la nostra voglia di vederlo giocare, è d’obbligo. 

La manovra offensiva, già in emergenza, dovrà essere supportata dai centrocampisti in maniera più continua rispetto alla gara contro il Palermo. Orfano dello “strapotere” fisico di Ibra il Milan per vincere dovrà tornare ad essere quello di “Ancelottiana” memoria: padrone del gioco e del campo.