Torricelli: “Vorrei allenare la Juventus”

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Siamo nella primavera del 1992 e un giovane ragazzo di nome Moreno lavora come magazziniere in una fabbrica di mobili nella pianura brianzola. In passato ha lavorato anche come falegname, ma la sua passione è sempre stata il calcio. Il solo giocare, però, non gli permette di vivere. E’ comunque il suo hobby preferito: a 22 anni fa tre allenamenti a settimana, più la partita la domenica, nella Caratese, squadra di Carate Brianza, campionato nazionale dilettanti.

Poi, un giorno di primavera, all’improvviso succede che la Caratese gioca un’amichevole con la Juventus. L’allenatore dei bianconeri, Giovanni Trapattoni, nota quell’impetuoso terzino di fascia sinistra. Gli piace e decide di dargli una chance. Da quel momento Moreno diventa Torricelli, inizia ad impressionare tutti per forza e temperamento e si conquista una maglia da titolare.

Nella Torino bianconera passa 6 stagioni da protagonista, colleziona 230 presenze con la maglia della Juventus, segna 3 gol (1 in Coppa Uefa all’Anorthosis, uno in Champions League ai Rangers Glasgow e uno in campionato al Piacenza), vince tutto: 3 scudetti, 2 coppe Italia, 2 supercoppe italiane, 1 coppa Uefa, 1 supercoppa europea, 1 Champions, 1 supercoppa intercontinentale.

Nella sua carriera giocherà anche con Fiorentina, Espanyol e Arezzo, ma la maglia bianconera resterà scolpita indelebile nella sua pelle. Torricelli è uno da Juve, uno dei trascinatori nel ciclo “Lippiano”, uno che come Ferrara, Deschamps, Conte, Lombardo, Vialli poi ha fatto l’allenatore, uno dei pochi eletti che ha meritato una delle 50 stelle nel nuovo stadio bianconero.

Moreno Torricelli, anni 41, ha la grinta e la determinazione che lo caratterizzavano quando giocava. E anche un piccolo grande sogno: allenare un giorno la Juventus.

Allora Moreno, cosa ha fatto in questa stagione, dopo l’esperienza al Figline?
Quest’anno sono stato fermo. Non ho allenato, ma ho preferito guardare tante partite, aggiornarmi, pensare a nuove soluzioni tattiche. Insomma possiamo dire che ho studiato.

Ma ha ricevuto qualche offerta per allenare?
Ho avuto delle richieste da Lega Pro e bassa serie B, soprattutto a stagione in corso, ma ho preferito prendermi un anno di pausa. Vedremo se la prossima stagione mi si presenterà qualche opportunità.

E che effetto le ha fatto scoprire di essere una delle 50 stelle del nuovo stadio della Juve?
Per me è un onore essere inserito nelle 50 stelle del nuovo stadio. Un vero onore. Mi riempie d’orgoglio. Anche perché rientrare nei 50 giocatori più amati in una società così importante, dove sono passati tantissimi campioni, può solo fare immenso piacere. E’ bello essere ricordati, significa che si è costruito qualcosa di importante e indelebile. Alla Juve sarò sempre legatissimo.

E se le chiedessero di allenarla?
Per me sarebbe un sogno allenare alla Juve. Ci tornerei subito, di corsa. E’ un ambiente che non ho mai dimenticato e che non dimenticherò mai. Lo considero il punto di arrivo della carriera di allenatore.

E allora, parlando da allenatore, cosa è mancato alla Juventus quest’anno per poter competere ad alti livelli?
Beh, è mancata chiaramente della qualità. Una squadra per essere vincente ha bisogno di campioni e fuoriclasse, di stelle che sappiano risolvere le partite nei momenti chiave della stagione. La squadra bianconera ha tanti buoni giocatori, ma in tutta la campagna acquisti, a parte Krasic e Quagliarella, non ha comprato giocatori di livello. Krasic e Quagliarella sono gli unici due giocatori che hanno dimostrato di avere qualità superiori alla media. Per il resto si è vista tanta mediocrità. E con la mediocrità non si vince.

Quindi chi deve comprare nel mercato la Juve per tornare a vincere?
Nomi non ne faccio. Però posso dirle che sul mercato la Juve negli ultimi anni ha comprato tanto, più di tutti. Il punto è che comprare in quantità non è come comprare di qualità. Non serve comprare 10 giocatori medi. Serve gente che fa la differenza, 2-3 elementi che nel loro ruolo facciano paura. L’ossatura è buona, ma servono i campioni per tornare a vincere.

Ma riuscirà almeno ad arrivare in Champions la formazione di Delneri?
La Juventus credo che farà molta fatica ad arrivare nelle prime 4. Tutto può succedere, certo, il calcio è imprevedibile, ma anche se la Juve conquista tanti punti in questo finale, ha troppe squadre davanti. Sarà molto difficile arrivare in Champions: servirebbe una buona dose di fortuna, perché non dipende solo dalla Juve, ma anche dalle altre squadre. I progressi, il carattere e la determinazione mostrate nelle ultime tre partite certo fanno ben sperare, ma serve un mezzo miracolo.

Intanto domenica c’è Fiorentina-Juventus, una partita sempre speciale, anche per lei.
Fiorentina-Juventus sarà decisiva per il finale di campionato di entrambe le squadre. La Viola non lascerà mai nulla alla Juve, c’è troppa rivalità. I bianconeri arriveranno d’altro canto carichissimi. E a questo va aggiunto che è sempre una sfida attesissima, da entrambe le tifoserie, da entrambe le società. Sarà una partita calda, come è nella storia di queste due squadre. Per me poi non è una sfida come le altre, la guarderò con grande attenzione.

La guarderà magari cercando di vedere se in campo c’è un “nuovo” Torricelli”? Chi è il nuovo Torricelli?
Nuovo Torricelli non saprei. Io mi auguro che qualche giocatore di categoria inferiore possa fare salto che ho fatto io. Sarei molto contento, perché nelle categorie minori giocano dei calciatori italiani molto bravi, che spesso non vengono notati e si perdono. Bisognerebbe guardarci con più attenzione.

Un nome ce l’ha?
Non mi piace fare nomi, ma se devo dirne uno dico Salvatore D’Elia. Io l’ho allenato a Figline e col tempo potenzialmente può diventare con un po’ di fortuna un buon terzino sinistro in serie A. Ora è al Portogruaro, ma, tra l’altro, è di proprietà della Juventus.

Enrico Turcato

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