Il ruggito di Clarence: "Sono al top"

Il ruggito di Clarence: “Sono al top”


È un Clarence Seedorf consapevole delle sue grandissime qualità quello che emerge nell’intervista rilasciata a Giulio Mola. “Se io a 35 anni devo pensare di dover dimostrare ancora il mio valore dopo 850 partite in18 anni di carriera, son messo male. Io non posso dubitare di me stesso su quel che posso dare. Certo, poi qualcuno ti discrimina sull’età, dicono che per gli over 30 è tutto più difficile e difficilmente puoi lottare. L’unico modo è rispondere sul campo”. Prosegue poi parlando delle sue prestazioni e di quelle panchine di cui non ha mai capito il motivo: “Ho giocato nel periodo in cui abbiamo scavalcato chi ci stava davanti con le 7 vittorie di fila. Certo, il merito è di tutti e non ho vinto da solo le partite perché si gioca in 11 e si vince in 25, ma io stavo giocando molto bene. E invece io sono stato messo in panchina dopo 7 vittorie ed un pareggio, senza avere neppure una spiegazione. Quello forse è stato il momento più difficile”.

Ma nemmeno dopo le numerose esclusioni Clarence ha smesso di allenarsi bene e impegnarsi per il bene suo e del Milan: “A livello personale sono riuscito in poco tempo a trasformare la rabbia in motivazione, capendo quel che aveva in testa l’allenatore, che anche all’inizio della stagione mi sostituiva. Ma ho reagito, sapendo che potevo dare ancora tanto. E tutto è girato per il meglio. Oggi non si possono avere dubbi, questo è il Seedorf dei migliori anni.

Riguardo al rinnovo del contratto fa capire quanto ci terrebbe a restare rossonero: “Ho ricevuto proposte importanti che ho messo da parte. Mi piacerebbe chiudere la carriera col Milan, e poi sarebbe il decimo anno e io adoro il dieci. Andrei via se il Milan non dovesse convincermi per quel che mi proporrebbe di fare”. Per ora insomma il sogno di Berlusconi di vederlo alla guida del Milan rimarrà tale: “Io voglio giocare ancora molti anni ai massimi livelli, al ruolo di allenatore proprio non ci ho pensato”. Infine una piccola parentesi sul suo passato nerazzurro: “Fu Cuper a non volermi” e sulla moviola in campo: “L’errore umano dell’arbitro può essere aiutato con la tecnologia per non falsare l’esito di una gara“. 

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