Milano, chi ha pagato e chi (ancora) no

Milano, chi ha pagato e chi (ancora) no


Lo avevano ribattezzato “il sistema Milan” serviva a controbilanciare il potere centrale, quello della Juventus di Moggi e Giraudo. C’erano poi altri simili “pianeti” come quelli di Lazio e Fiorentina. Queste 4 squadre, secondo quanto emerso nel processo del 2006, condizionavano a loro vantaggio lo svolgimento del campionato. La prova provata di questo modus operandi stava nelle telefonate che i massimi dirigenti delle società implicate facevano a Bergamo e Pairetto, allora designatori arbitrali. Anche se, per quanto riguarda il Milan era Meani, fino ad allora un carneade, che condizionava l’operato dei designatori. “Quelle di Meani sono iniziative autonome e lui è incontrollabile, perchè sono incontrollabili le cose che fa, visto che è inesistente da parte della società la possibilità di organizzare una vigilanza. La posizione funzionale di Meani è zero.”  Si difendeva così il Milan, prendendo le distanze da questo personaggio che in realtà non presenziava nemmeno tra i dipendenti del club. Non ci credette nessuno: Meani era un soldatino di Galliani che, pur senza essersi reso protagonista di pressioni a Bergamo e Pairetto, venne accusato di aver violato l’articolo 1 (doveri sportivi della lealtà, probità e rettitudine, ndr) e quindi deferito. Il Milan venne quindi condannato per responsabilità oggettiva.

Nel processo sportivo di primo grado il procuratore federale Stefano Palazzi, chiese una serie inferiore alla B per la Juventus e la retrocessione nel campionato cadetto per Fiorentina, Lazio e Milan. La corte federale però rese la pena più morbida assegnando la Juventus alla serie B, penalizzando di 30 punti le altre 3 squadre per il campionato 2006-2007, più un altro handicap di punti da scontare nel campionato successivo. In sostanza però, nonostante i 30 punti, il Milan riusciva a posizionarsi al quarto posto in classifica e quindi accedere ai preliminari di Champions League dell’anno seguente. E via alle critiche sia da parte della Uefa che con un comunicato ammoniva la società di via Turati: “L’Uefa e i club avversari osserveranno attentamente il comportamento futuro dei rossoneri e non esiteranno a intervenire severamente qualora il Milan fosse ulteriormente coinvolto in attività non regolamentari di influenza degli esiti dei match” sia da parte di illustri protagonisti del mondo del pallone. Il tutto, senza contare che se si voleva dare una pena eguale a Milan, Lazio e Fiorentina, in ogni modo era matematicamente impossibile escludere il Milan dall’Europa che conta mantenendo però la Lazio in Serie A.

Nel marasma di Calciopoli la squadra che più di tutte ottenne vantaggi fu l’Inter. Mentre gli altri venivano bollati come ladri loro si appropriavano, quantomeno incautamente, del titolo di “onesti”. E via alla vendita delle spille: “Io sono interista” e altri slogan di cui abbiamo subito l’onta fino a poco tempo fa. Moratti e soci con il loro smoking bianco si beavano del loro status e Guido Rossi, il commissario straordinario nerazzurro, assegnava alla banda senza macchie lo scudetto della discordia.

Ora che Calciopoli bis è venuta a galla, ora che abbiamo scoperto che lo stesso Massimo Moratti conosceva benissimo i numeri di telefono giusti e ne faceva anche uso inappropriato. Bene, ora tutta quella propaganda ci fa ancora più inorridire! Tutti coloro che sono stati implicati hanno pagato: l’inter no. Come nel lontano 1922 quando, retrocessa per demeriti sportivi, la squadra nerazzurra venne magicamente ripescata a danni del Venezia, come nel 2006 è stata salvata, non si sa bene per quale motivo, così oggi la prescrizione impedisce che venga aperto un vero e proprio processo. In mancanza di altro la speranza quantomeno è che i cugini tornino ad essere minorenni e lo scudetto di quella funesta stagione venga finalmente cestinato.

Comunque vada, non prendetevela troppo. E ricordate: c’è chi prende in totale 38 punti di penalità per frasi come “Con una squadra come il Milan a un minimo dubbio si sta giù con la bandierina e non sa va su a vanvera”. Pronunciate tra l’altro, ripetiamo, da un Signor Nessuno. Mentre dall’altra parte del Naviglio c’è chi, come Facchetti parla tranquillamente con Bergamo, il quale dispiaciuto esclama: “È una situazione che vorrei proprio anch’io aiutarvi a raddrizzare. La squadra non merita la posizione che ha”. C’è chi vince ad Atene una Champions dopo aver ingoiato un boccone più che amaro e chi invece, dall’alto del suo “candore”, rosica sentenziando che a quella edizione della Champions nemmeno avresti dovuto partecipare. Ci sono stili e stili, modi e modi. Ci sono Inter e Milan. Noi siamo milanisti, per fortuna.




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