Ora tutto è diverso!

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Calciopoli sembra non finire mai. Proprio nel giorno in cui la Corte di Appello di Napoli rigetta la richiesta di ricusazione del Giudice Teresa Casoria che, quindi, porterà a termine il suo lavoro, probabilmente con la sentenza entro ottobre, arrivano come un fulmine a ciel sereno le motivazioni della sentenza del Procuratore Federale Palazzi che ha chiesto l’archiviazione delle posizioni dell’Inter e dei suoi dirigenti per i fatti del 2006. Che cosa è accaduto? Che durante il processo penale in svolgimento a Napoli, la difesa degli imputati, in particolare quella di Moggi, si è presa la briga di ascoltare tutte le 170mila telefonate agli atti. Ebbene, da quell’ascolto, sono venute fuori cose che all’epoca, nel 2006, erano “sfuggite”: telefonate tra Facchetti e Moratti con arbitri e designatori, ma anche interventi presso gli stessi designatori di altri personaggi dle mondo del calcio, come Campedelli, Spalletti, Sacchi ecc. Insomma, quella contiguità, quella vicinanza tra i dirigenti della Juve e il mondo arbitrale apparteneva anche ad altri. E Palazzi, con le sue motivazioni, apre uno squarcio su quella situazione. Per il procuratore federale, infatti, la società nerazzurra e l’allora presidente Giacinto Facchetti sono colpevoli di illecito sportivo. Ma, nel contempo, Palazzi spiega anche, relativamente all’esposto della Juventus che ha chiesto la revoca dello scudetto 2006 assegnato all’Inter, che non si può più intervenire per via disciplinare per intervenuta prescrizione. Sarà quindi, come era già emerso venerdì scorso, il Consiglio federale a discuterne nella riunione in calendario il 18 luglio.

Il giudizio di Palazzi è duro nei confronti dell’Inter e di Facchetti: “Questo Ufficio ritiene che le condotte fossero certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale” vi è scritto nel documento.

Dagli atti del processo di Napoli, “è emersa l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti”.. “Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo” con l’obiettivo, tra l’altro, di condizionare il settore arbitrale. “La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti“, afferma la procura. Secondo la relazione, “assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra“, si legge ancora.

In relazione a tali gare il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la propria squadra nonchè della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi“.

Anche il Presidente Moratti è coinvolto, anche se in forma più lieve. Dice Palazzi che: “comunque informato della circostanza che il Facchetti avesse contatti con i designatori, come emerge dalle telefonate commentate, nel corso delle quali è lo stesso Bergamo che rappresenta tale circostanza al suo interlocutore. (…) Ne consegue che la condotta del tesserato in esame, Moratti, in considerazione dei temi trattati con il designatore e della frequenza dei contatti intercorsi, appare in violazione dell’art.. 1 CGS vigente all’epoca dei fatti, sotto i molteplici profili indicati“.


In alcuni casi –osserva la procura– emerge anche l’assicurazione da parte dell’interlocutore di intervento diretto sul singolo direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge al proprio interlocutore, in cui si precisa che l’arbitro verrà ‘predisposto a svolgere una buona gara’ o, con eguale significato, che è stato ‘preparato a svolgere una bella gara’; o ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il presidente Facchetti sulla prestazione dell’arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli aveva parlato“.

In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest’ultimo sulle tradizioni negative della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest’ultimo è stato avvertito e che sicuramente lo score dell’lnter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in più in conseguenza della successiva gara di campionato“, afferma ancora il procuratore.

Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro e rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella effettuazione anche di una cena privata con Bergamo e nello scambio di numerosi favori e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc…) e non meglio precisati ‘regalini’“.

Insomma, secondo Palazzi, l’Inter ha violato ripetutamente gli articoli 1 e 6 del Codice di Giustizia Sportiva vigente nel 2006. Gli stessi articoli che portarono alla condanna della retrocessione in B della Juventus. Solo che la legge prevede che la prescrizione del reato operi nel termine di 4 anni, ampiamente trascorsi.
Quali le conseguenze? Difficile ipotizzarlo al momento. Certo che con questi presupposti appare difficile la conferma dello scudetto del 2006 all’Inter, titolo che venne attribuito ai nerazzurri sulla base di una condotta limpida e onesta, che, a questo punto, appare quanto meno offuscata. Se poi, dal processo penale dovesse venir fuori un risultato positivo per Moggi e gli altri imputati, si potrebbe anche aprire la strada per la revisione del processo sportivo ai sensi dell’art. 39 del Codice di Giustizia Sportiva. E a quel punto diventerebbe davvero impossibile ipotizzare qualunque risultato…

Francesco Alessandrella




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