Dieci anni fa, la prima di Carletto

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Esattamente 10 anni fa cominciò la saga Ancelottiana della lunga epopea Milan. Era il 13 novembre 2001, martedì, primo match di Coppa Italia e battesimo dell’allenatore di Reggiolo sulla panchina del Milan. Il contratto è stato firmato una settimana prima, il 6 novembre, due giorni dopo l’1-1 col Torino che ha portato all’esonero di Fatih Terim.

Solo 5 mesi sono trascorsi dalla ultima apparizione di Carlo Ancelotti sui campi, da quel 17 giugno 2001 che ha regalato la gioia più grande ai tifosi romanisti di questa generazione e che ha portato l’allora dirigenza bianconera a concludere il rapporto con il suo allenatore delle ultime due stagioni e mezzo (1 Intertoto e 2 secondi posti) e a richiamare Marcello Lippi. Per il suo match d’esordio Ancelotti si ritrova il Perugia, la squadra che gli aveva negato lo scudetto 2000 vincendo 1-0 con gol di Calori al Curi l’ultima decisiva partita del campionato e regalando lo scudetto alla Lazio.

Ma i grifoni questa volta non lo impensieriscono, e il ballo del debutto è di quelli da ricordare. Inzaghi, che aveva sbagliato il rigore contro il Torino “causando” l’esonero di Terim, si riscatta. Superpippo, galvanizzato dall’arrivo dell’allenatore dei suoi ultimi tempi in bianconero, spacca e decide la partita: al 50° colpisce di testa su una punizione di Rui Costa spedendo la palla all’incrocio; 12 minuti dopo scena da “vedi sopra”, cambia solo il tiro da fermo, col trequartista portoghese che calcia l’angolo invece che una punizione. C’è la pezza di Inzaghi anche sulla rete numero 3: cross di Helveg, Sogliano anticipa Inzaghi, ma in maniera maldestra e insacca alle spalle del suo estremo difensore Mazzantini. C’è il tempo anche per un miracolo di Abbiati, che devia sul palo un colpo di testa di Bazzani da gol sicuro. Ma Christian c’è. 3-0 e qualificazione ai quarti in cassaforte (al ritorno sarà 0-0).

L’asse Rui Costa-Inzaghi più Shevchenko (quel giorno inutilizzato) condurrà il Milan a scrivere di lì a un anno e mezzo una delle più belle pagine della storia sportiva e milanista. La finale dell’Old Trafford di Manchester, vinta 3-2 contro l’ “odiata” Juventus, che ci ha fatto urlare “Campioni d’Europa” per la sesta volta. Da una uggiosa partita di Coppa Italia di una serata novembrina al trono di un’altra uggiosa serata, ma solo perché inglese, di fine maggio. Questa la prima parte della saga di Carletto, che conta anche la Coppa Italia 2003.

Poi la seconda parte con lo scudetto 2004, il 17°, 2 secondi posti e il “dramma” di Istambul. La terza parte va da calciopoli all’addio di Maldini, Kakà e dello stesso Carletto in data 31 maggio 2009 (vittoria per 2-0 a Firenze), passando per Atene, Montecarlo e Yokohama.

Ma ricordiamo i risultati conseguiti al termine di quella prima stagione, la 2001-2002: semifinale di Coppa Uefa persa col Borussia Dortmund (4-0 subìto all’andata, 3-1 al ritorno a San Siro), semifinale di Coppa Italia persa con la Juventus (1-2 al Meazza, 1-1 al Delle Alpi), 4° posto in campionato e accesso al terzo turno preliminare della Champions. Il trionfo di Manchester parte da quest’ultimo risultato.

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