Vado o resto, il dilemma di Pippo

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Cuore e ragione spesso non vanno a braccetto. Ne sa qualcosa Filippo Inzaghi che mai come in queste ore sta combattendo tra l’attaccamento sentimentale ai colori rossoneri e la smania di poter gonfiare ancora qualche rete. A 38 anni il bomber piacentino si ritrova a un bivio: restare al Milan, cui ha dato il meglio di sè negli ultimi undici anni ma dove ora lo spazio per lui si è ridotto a qualche raro scampolo di partita, oppure scegliere una destinazione provinciale (Parma o Siena le più probabili) per togliersi ancora qualche piccola soddisfazione.

Pippo è in forma e vuole giocare. Non importa l’età, lui si sente pronto a dare il suo contributo. Ma l’esclusione dalla lista Champions, le tribune o i lunghi riscaldamenti a bordo campo nella vana attesa di entrare l’hanno intristito. Anche quest’aspetto, però, delinea i tratti caratteriali di un grande campione. Di bocconi amari ne ha dovuti ingoiare, ma Inzaghi non ha mai dato segnali di insofferenza, confermandosi ancora una volta un professionista, dentro e fuori dal campo. Ora c’è da decidere: domani si chiuderà la sessione invernale del mercato e mercoledì Massimiliano Allegri dovrà presentare le liste per la fase finale della Champions League. Il mister darà inevitabilmente spazio al neoacquisto Maxi Lopez e alla sorpresa El Sharaawy: per Superpippo sarà un’altra sofferenza.

L’abbraccio di ieri sera che Ibrahimovic ha voluto regalargli per molti critici è stato un saluto d’addio. Al contrario, il popolo milanista si augura che quel gesto, che ha riempito le bacheche dei social network rossoneri, sia stato un tentativo di convincere Pippo a rimanere nella squadra a cui ha dato tanto e che sua volta gli ha dato tanto. Restare per giocare anche solo pochi minuti da qui alla fine del campionato gli permetterebbe di scolpire qualche cifra tonda nella storia del club: con una presenza arriverebbe a 200 gare in Serie A con i colori rossoneri, con 5 reti raggiungerebbe quota 130 gol in partite ufficiali col Milan. E poi ci sarebbe il saluto che tutto San Siro vorrebbe tributargli. Insomma, tanti buoni motivi per non dire addio. Non subito, almeno.

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