Quando gli abbonati erano 71.895

Quando gli abbonati erano 71.895


Un tempo, quando Berlusconi acquistava giocatori di caratura mondiale e il Milan dominava il panorama calcistico, San Siro era il luogo in cui milioni di famiglie trascorrevano il fine settimana. E nella stagione 1992/1993, successiva all’annata in cui il Diavolo non conobbe il termine sconfitta, si assistette a un record: 71895 abbonati. Durante l’estate precedente la stagione in questione, per ripetersi in Campionato e per proseguire il più possibile l’avventura in Champions League, vennero ingaggiati elementi come Savicevic, Lentini, Eranio, Boban e Papin, Pallone d’Oro 1991. Questi ultimi si andarono ad aggiungere a campioni che, già da alcuni anni, erano presenti nell’organico del Diavolo: Baresi, Maldini, Costacurta, Tassotti, Donadoni, Rijkaard, GullitVan Basten. Trattavasi di una squadra da sfracelli, a nessuno seconda, che sarebbe riuscita a rispettare le aspettative.

Il 30 agosto fu già tempo di festeggiamenti: grazie alle reti di Van Basten e Massaro, seppur intervallate da un gol che Melli realizzò su rigore, il Milan battè il Parma e si aggiudicò la Supercoppa Italiana. Preludio allo Scudetto. Nonostante un calo durante la seconda parte del Campionato, causato dalle fatiche di Champions, il Diavolo riuscì a difendere con successo il titolo vinto un anno prima. E il 30 maggio, dopo avere pareggiato in casa 1-1 contro il Brescia, San Siro potè esplodere e festeggiare la vittoria del tricolore. Con buona pace dei cugini, guidati da Osvaldo Bagnoli, che chiusero al secondo posto e a quattro lunghezze dai Campioni d’Italia. E se i due derby di Serie A tra Milan e Inter erano terminati in parità, nei Quarti di Finale di Coppa Italia, una doppietta di Papin e un gol di Gullit eliminarono i nemici. Il cammino rossonero in Coppa Nazionale si arrestò in Semifinale. Ma si sa, quando si vince lo Scudetto, la Coppa Italia passa in secondo piano. Quest’ultima affermazione non vale invece per il trofeo più importante dell’anno, la Champions League. In Europa, quell’anno, il Milan raggiunse la Finale dopo avere vinto con merito tutte le partite precedenti. Vittime della cavalcata rossonera furono l’Olimpia Lubiana, lo Slovan Bratislava, il Goteborg, il PSV Eindhoven e il Porto. Ma durante la Finale in scena all’Olimpiastadion di Monaco, pur avendo i rossoneri dominato l’incontro, la coppa dalle grandi orecchie venne vinta dal Marsiglia. Decise un gol di Boli, a fine primo tempo. Milan, anche se con onore, sconfitto. La ferita venne però ben presto rimarginata, visto che quattro giorni dopo l’incontro che vide Deschamps e compagni laurearsi campioni d’Europa, il Milan si aggiudicò lo Scudetto. La stagione terminò quindi con due titoli, la Supercoppa Italiana e il Campionato, i supporters non poterono che essere soddisfatti e orgogliosi dell’operato di quella grande squadra.

La situazione odierna rappresenta l’opposto di quanto fosse accaduto durante l’età dell’oro. Trovandosi l’Italia in un periodo di crisi, Berlusconi ha deciso di vendere i pezzi pregiati della rosa rossonera e di varare una campagna acquisti basata sui low cost. E i tifosi, in segno di protesta contro questa decisione e avviliti dal fatto che il Milan non possa ambire alla vittoria di titoli pesanti, hanno deciso di non rinnovare gli abbonamenti. Una volta ceduti Thiago Silva e Ibrahimovic, c’è stato chi ha esatto il rimborso della sottoscrizione. Salvo colpi di scena, vent’anni dopo la stagione inerente il record d’incassi, San Siro sarà quasi deserto. Trattasi della peggior campagna abbonamenti dell’era Berlusconi. Già, non essendo stati acquistati effettivi dal nome altisonante e non essendo stato investito denaro, i tifosi medi ritengono giusto abbandonare la Scala del Calcio. Incitare un Milan più giovane, vincente soltanto in prospettiva, non è per loro appagante. E sì che, se il Diavolo dovesse casualmente candidarsi al tricolore anche quest’anno, il discorso potrebbe all’improvviso mutare…

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