Tre rinforzi in arrivo con la suggestione Kakà e la pazienza di tutti per una squadra young

Tre rinforzi in arrivo con la suggestione Kakà e la pazienza di tutti per una squadra young


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Il nostro Milan non è mai stato cosí giovane. L’attacco da 60 anni in tre esibito a Genova è uno sguardo al futuro che vale molto piú dell’unico punto conquistato. È un messaggio spedito a tutti, soprattutto a chi cerca una strada per uscire dalla crisi del calcio italiano, che sembra irreversibile. Da quando c’è Silvio Berlusconi presidente il Milan ha sempre indicato la strada da seguire. Il nostro calcio ottuso e tradizionalista ha sempre reagito con scetticismo e critiche, poi si è pigramente accodato alle rivoluzioni rossonere e suo malgrado adeguato.

Accadde nell’87 quando Berlusconi attraverso Sacchi introdusse un “giuoco” offensivo e spettacolare. Accadde nell’89 quando internazionalizzò il pallone made in Italy. Accadde nei primi anni 90 con il turnover e le rose da 30 giocatori. Accadde a fine secolo con il primo sfruttamento della legge Bosman dei parametro zero. Accadde a inizio millennio con la santificazione del calcio business ipervisto in tv e con l’esplosione degli ingaggi milionari di campioni affermati. Il Milan ha sempre indicato la strada e gli altri si sono messi in scia. Questa volta è sempre il Milan a stupire tutti e sparigliare le carte creando una squadra giovanissima. L’unico modo per abbassare il monte ingaggi e pianificare un ciclo lungo e, si spera, vincente. Pian piano lo faranno tutti in Italia e in Europa. Il progetto è simile a quello che in Italia l’Udinese di Pozzo ha sempre proposto e che in Europa Arsenal e Ajax hanno come marchio di fabbrica. La differenza è che il Milan è la prima “grande” ad attuarlo e con esso si propone di essere vincente.

C’è un ingradiente che non può mancare in questa ricetta. È la PAZIENZA. Pazienza dei tifosi chiamati a vivere stagioni come questa, pazienza dei dirigenti nello scegliere e al limite anche nello “sbagliare” i giocatori, pazienza dello staff tecnico nel perseguire un risultato diverso dai 3 punti sul campo. Dopo un inizio travagliato direi che ce la stiamo mettendo tutti. Pazienza significa non frignare per un punto a genova venuto dopo 5 vittorie in 6 partite. Pazienza significa anche attendere l’ultima settimana di mercato per assistere agli annunciati colpi, in entrata e in uscita. Da lunedí entreremo nel vivo delle operazioni preparate da Galliani e finora “coperte” da Berlusconi. Facciamo una mappa.

Portieri: Abbiati rinnoverá un altro anno per fare da “chioccia”. Oltretutto è tornato in forma e fará un grande girone di ritorno. Amelia se ne andrá a giugno o magari sará scambiato col romanista Stekeleburg. Gabriel è il nostro futuro: ancora grezzo tecnicamemte ma devastante atleticamente. Il Milan di Berlusconi non ha mai speso cifra iperboliche per i numeri 1 e non lo fará nemmeno per il pur promettente Perin.

Difensori: gli acquisti saranno finanziati dall’inevitabile cessione di Abate strapagato dallo Zenit e strasostituito da De Sciglio. Non mandarlo a San Pietroburgo (considerati piedi e ingaggio) sarebbe un grave errore. Meglio tenere Antonini che come ingaggio, attaccamento alla maglia e duttilità gli è superiore. Mesbah e Didac in un modo o nell’altro saranno ceduti. Così come Acerbi, dal quale ci si aspettava molto di piú: destinazioni possibili Genoa o Chievo in cambio del prestito di Andreolli. Non è affatto tramontato lo scambio col Parma Mesbah-Zaccardo, ma Ghirardi pretende giustamente un indennizzo che potrebbe rientrare nelle imminenti trattative per Saponara. E non è tramontato nemmeno Santon, anche qui, come per Balotelli, Inter permettendo… Per completare un reparto evidentemente da rifondare arriverá subito un rinforzo, probabilmente dall’estero. Tra i papabili c’è il solito Chiriches. Il nuovo Thiago Silva non si trova dietro l’angolo… A proposito, piccolo dato: il nostro amatissimo brasiliano strapagato da Leonardo sta vivendo una stagione piú in infemeria che in campo a testimonianza del fatto che esiste una costante fragilitá muscolare evidenziata anche negli anni di Milan. Morale: se anche non l’avessimo ceduto avremmo potuto utilizzarlo molto poco.

Centrocampisti: finalmente torna Muntari e speriamo che sia la volta buona. Montolivo ormai è un giovane leader consolidato. Boateng finalmente si sta impegnando a cambiare ruolo, resosi conto che il numero 10 poteva farlo solo con accanto l’apriscatole Ibra. Nocerino sta vivendo la classica stagione di stabilizzazione dopo lo champagne dell’anno scorso. Ambrosini quando gioca è una sicurezza, il problema è che non sempre gioca. Per questo motivo in quella posizione davanti alla difesa è fondamentale comprare qualcuno subito. Che sia Lodi o chi per esso. Anche se prescinde dal “progetto young”. Questa è un’emergenza e come tale va trattata. De Jong è fuori, Strasser sará ceduto e non si piò finire la stagione con Ambrosini o adattando Montolivo e Muntari. Alla fine arriverá Lodi. Allegri ha poi espresso il desiderio di riavere Poli, suo vecchio allievo del Sassuolo e probabilmente sará accontentato. A patto che parta uno tra Traoré, Flamini ed Emanuelson. Quest’ultimo è il favorito perchè ha piú mercato ed è attratto dalla proposta dell’Arsenal. Anche se è giovane mandiamolo pure perchè in 3 anni non è mai esploso. Al suo posto meglio dare fiducia al giovane Cristante, magari l’anno prossimo ci troviamo un altro De Sciglio.

Attaccanti: i punti fermi sono El Shaarawy per il presente e Niang per il futuro. Ma nel baby tridente manca una vera prima punts di riferimento. E l’obiettivo non dichiarato ma acclarato è sempre il caro vecchio cuore rossonero di Marione Balotelli. Memori della scottatura Tevez in via Turati quest’anno giocano a carte copertissime. Il presidente le ha coperte addirittura troppo da noi ad Antenna 3. La retro “marcia” suggerita da Galliani e festeggiata da Raiola dimostra che in pentola bolle qualcosa. Anzi siamo ormai sul punto di cottura. Anzi di “rottura”. In questo Raiola è un maestro, altro che Joorabchian. Il City però vuol essere pagato per intero: 25 milioni. Cioè i 15 di Pato piú i 10 di Robinho. Eh sí perché Binho andrá al Santos entro il 15 aprile, data di chiusura del mercato brasiliano. Ed è giusto cosí. Pazzini non ha i piedi per fare il titolare fisso nel Milan del futuro, ma ha la testa e il cuore per essere utilissimo. Come tanti attaccanti dell’era Berlusconi: da Massaro in giú. Su Bojan sospendiamo il giudizio. Per quello che si è visto finora io non lo riscatterei, anche perchè a giugno nel suo ruolo ci sará il nostro Riccardino nuovo. Sí lo so, prendere il posto di quello vecchio non è facile, anche se la somiglianza si può trovare. A proposito nel sentire il Real che lo mette alla porta una certa voglia ti viene… e se ieri Bronzetti non fosse stato a caso in via Turati. E se Ricky non fosse venuto per caso a trovare Robinho a Milano… E dai fateci sognare… Almeno fino al 31 gennaio…

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