Alessandro Jacobone in: “Milan 2.0, la nuova era”

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Ho aspettato due settimane prima di dire la mia e ricomparire con un mio pezzo su SpazioMilan.it. Dopo l’esonero di Massimiliano Allegri e la conseguente promozione di Clarence Seedorf come allenatore del Milan, in molti han cercato sulla rete un mio commento a riguardo. Forse la gente ha pensato che l’allontanamento del mister livornese meritasse una mia esultanza pari alle capriole di Higuita nel mondiale del 1990. Dopo aver pubblicato innumerevoli accuse all’ex tecnico ed avendole esternate in ogni salsa, era in effetti logico aspettarsi una mia presenza con tanto di tromba per le strade di Milano. Ma la gioia per i fallimenti altrui e’ la forza dei piccoli, soprattutto se ad andarci di mezzo è stato proprio il nostro amato Milan. E’ tempo di guardare al futuro e nel farlo non dobbiamo perdere di vista i problemi che la compagine rossonera porta ancora con se.

Le due vittorie consecutive, mai capitato in questa stagione, stanno restituendo ai ragazzi la fiducia che nei mesi scorsi ha trovato residenza sotto le suole delle scarpe. Nessuna vittoria convincente o a seguito di un totale dominio del campo. Ma figlie di un approccio alla partita completamente diverso da quello avuto per la maggior parte della militanza in rossonero di Allegri. Il “gioco” non lo si inventa da un giorno all’altro e ci vorrà tempo affinché il credo dell’olandese prenda forma sul terreno di gioco. Ma Seedorf è l’uomo che segnerà il cambiamento, a partire dalla dirigenza. Si’, sono convinto che il rapporto diretto con Silvio Berlusconi e la ingombrante presenza di Barbara in quel di Milanello, stancheranno Galliani come un pugile che giocando sulla resistenza stanca l’avversario.

Nel frattempo c’e’ da intervenire al più presto sul mercato senza però contraddire il “progetto giovani” tanto pubblicizzato in maniera quasi ridondante. Le falle della rosa rossonera rimangono ancora aperte o mal celate da uno stucco messo approssimativamente dalla società rossonera. La quantità non ha mai colmato la mancanza di qualità e il Dio del pallone ha deciso quest’anno di farcelo capire a tutti i costi. Speriamo abbiano compreso il messaggio anche in quel di Via Aldo Rossi. Clarence Seedorf sa tutto questo e come un vecchio saggio si è messo a bordo campo per studiare la situazione. Braccia conserte, poche parole. In molti l’hanno accusato di non gridare alla squadra nei momenti difficili. Ma l’uomo saggio sa che gridare alla capra non la rende leone.

Alessandro Jacobone Milanisti Non Evoluti – @nonevoluto