Sta sfuggendo di mano a tutti un piccolo dettaglio: il bene del Milan

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Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Editorialista per IlSussidiario.net, collabora con La Gazzetta dello Sport, Il Giornale e Leggo. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason.

In un momento, un anno, in verità molti di più in cui le famiglie italiane faticano ad arrivare a fine mese, in cui la disoccupazione (giovanile e non) continua imperitura la propria scalata, pensare al bene di una squadra di calcio fa davvero ridere. Ma quello che, agli atti, è un bene privato di un legittimo proprietario, in realtà riunisce da sempre la passione di milioni di tifosi, proprietari morali e, spesso, molto più “quadrati” dei proprietari fisici. Oltretutto il calcio è da sempre in Italia un qualcosa di magico in grado di far dimenticare tutto: le sofferenze, le fatiche, l’acqua alla gola. Ebbene, da qualche anno ormai parliamo abitualmente di tifosi evoluti, tifosi che siano in grado di capire la deriva economica e di capire che tale deriva ha inevitabilmente toccato anche il calcio, anche il divertimento. Il Milanista 2.0 che ho già citato lunedi scorso è stato bravissimo: ha capito, ha subìto perdite importanti, ha accettato di farsi prendere in giro più e più volte.

Dalle “banane” di Hernanes ai parametri zero più impensabili, dal tira e molla estivo su Honda all’idea che, per questo Danilo D’Ambrosio, non possano nemmeno esserci due milioni di euro, cifra con cui l’Inter ha ormai ipotecato il suo acquisto. Sentirsi presi in giro è legittimo, come è legittimo chiedersi chi pensi, oggi, al bene del Milan. Al bene di un club, il più titolato al mondo, che sta attraversando senza se e senza ma la sua crisi più profonda dall’anno della seconda retrocessione in Serie B. Quella “sportiva”, ottenuta sul campo. E oggi, laddove sul campo si fatica ad ottenere qualcosa, sembra che nei palazzi che contano si riesca ad ottenere sempre meno. Via Ariedo Braida, non si può pretendere che Adriano Galliani prosegua la sua opera da delegittimato, come sembra essere da qualche mese a questa parte. E, contestualmente, non si può nemmeno pretendere che Lady B, novella ad e vicepresidente, sfoderi in qualche settimana capacità taumaturgiche.

In un contesto già difficile, già sconnesso e a tratti imbarazzante, ecco i fendenti di Massimiliano Allegri, finalmente libero, da reggente, di rilasciare lentamente autentiche saette verbali nei confronti della società. Considerazioni a volte condivisibili, ma a volte proprio no. Max, ottimo tecnico e vincitore di due titoli in quattro stagioni, ha sempre peccato nello stesso punto, ogni santa volta: non riconoscere mai lo sbaglio. Non capire che, a volte, può sbagliare anche lui. Non capire che, se è vero che il gol di Muntari è stato epico ed epico rimarrà, è anche vero che perdere cinque punti in casa contro Bologna e Fiorentina (che non è la Viola di oggi) non poteva e non doveva succedere. Non capire che, se è vero che ha attraversato il periodo più incerto dell’era Berlusconi, è anche vero che allenare il Milan resta pur sempre un privilegio. E da privilegio va trattato. Non capire, infine, che se giochi un derby per puntare al pareggio, difficilmente entrerai nel cuore dei tifosi. C’è solo un modo per evitare il carbone, almeno oggi: vincere e straconvincere.

Twitter: @Chrisbad87