Assunzione di responsabilità e bagni di umiltà: esempio Abbiati

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Piermaurizio Di Rienzo è giornalista professionista dal 2006 e coordinatore dei contenuti di SpazioMilan.it dal 2012. Dopo quasi dieci anni di redazioni (Il Giornale, Leggo, Libero, Radio Lombardia e Sole24Ore), dal 2011 si occupa di comunicazione di manifestazioni fieristiche. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” ogni domenica su Radio Reporter.

Aver cambiato allenatore è stato un fallimento dei giocatori”. Parola di uno che non si è mai sottratto dall’assunzione di responsabilità e dai bagni di umiltà: Christian Abbiati, uno che ha vinto tutto. C’è da chiedersi quanti come lui abbiano questa consapevolezza. Quanti rossoneri, infatti, si sono sentiti davvero responsabili del fallimento della girone d’andata? Pochi, probabilmente.

Già, perché gli alibi non sono mancati: dal mercato “avaro” ad Allegri già con la valigia in mano a fine stagione, passando per le beghe societarie, le dimissioni mancate di Galliani, la tregua con Barbara Berlusconi. Alibi, appunto, che qualche giocatore ha consapevolmente o inconsapevolmente cavalcato. E ora si ritrova a dover fare sul serio, a giocarsi le proprie carte. Qui gli esempi si sprecherebbero…

Al di là di quest’aspetto, va registrato il ruolino di marcia di questo Milan nel 2014: 10 punti in cinque partite, frutto di tre vittorie (Atalanta, Verona e Cagliari), un pareggio (Torino) e una sconfitta (Sassuolo). Per effetto di questi risultati, se il campionato fosse iniziato il 5 gennaio, i rossoneri lotterebbero per la qualificazione alla prossima Champions League. Motivo in più per capire come qualcuno abbia buttato via sé stesso per sei mesi e per comprendere come la sola novità di Seedorf in panchina sia stata prodromica per innescare nuovo entusiasmo. Già, ma quanto durerà l’effetto?