Alzati ancora sui pedali, Pirata rossonero!

Ci sono personaggi dello sport che, per qualche magia o strano artificio, rimangono indelebili nella memoria di ogni tifoso anche anni dopo la loro scomparsa. E’ il destino dei grandi campioni: è il destino degli eroi. La vita di Marco Pantani è sempre stata legata a un sottile filo tra la vita e la morte. In una intervista del 1998 durante il Tour, quando gli chiesero come faceva ad andare così veloce in salita, rispose: “Per abbreviare la mia agonia”. Cinque parole assordanti che lette oggi, dieci anni esatti dopo la sua scomparsa, risuonano come il motto di vita di un lottatore che aveva nella strada il proprio ring.

E’ stato sicuramente uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi. Sono ancora impresse nella storia del ciclismo le sue accelerate mozzafiato in salita, i suoi scatti continui quando oramai sembrava non averne più. E invece lui si alzava ancora sui pedali, gettava via la bandana e digrignava i denti: eccolo lì quello sguardo da leone che vuole azzannare la preda sulla linea del traguardo in cima alla montagna. I tifosi non possono dimenticare le sue gesta: quando scattava ci si alzava in piedi sul divano, si alzava il volume del televisore, si faceva tacere la suocera e ci si godeva lo spettacolo. E quando finiva, avevi la sensazione di esserne diventato dipendente: Marco era una droga, proprio come quella che lo portò al collasso mediatico in un residence di Rimini il 14 febbraio 2004.

Il Milan con un comunicato sul proprio sito ufficiale ricorda le pedalate del grande campione con la passione per i colori rossoneri: immenso, infinito, inarrivabile, inimitabile, immortale. “Sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato, ma questa volta non mi rialzerò più”, disse dopo essere uscito dalla clinica di Madonna di Campiglio con un tasso di ematocrito fuori norma. Esattamente come lui, fuori dalla media dei ciclisti. Ma per diventare eroi ci vuole soprattutto questo. E Marco lo era.

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