Montolivo Mondiale: "Lo spogliatoio è sacro, unito solo se sincero"

Monto: “Lo spogliatoio è sacro, unito solo se sincero e con valori comuni. Ecco il mio Mondiale…”


Figuriamoci il Mondiale. In attesa delle nozze di domani con la compagna De Pin, Riccardo Montolivo, intervistato dal mensile ufficiale “Forza Milan!”, sposa il Mondiale e torna a commentare qualche aspetto della stagione rossonera. Verso Brasile 2014: “Mi aspetto un torneo magico, il Brasile è la patria del calcio e probabilmente non c’è posto migliore per organizzare un Mondiale. Spero di essere convocato…“.

Nazionale, tra vendetta e sorpresa: “Desideriamo riscattare l’esperienza negativa di Sudafrica 2010, l’Italia può essere l’outsider, visto che non abbiamo i favori del pronostico. In questo senso, la Confederations Cup è servita molto, è stata una sorta di prova generale. Spagna, Brasile e Germania sono le favorite, vedo bene anche Belgio e Colombia. Nella lotta per il titolo subito dopo arrivano Uruguay ed Inghilterra, che dovremo affrontare nel girone: l’esordio contro gli inglesi sarà non facile ma è la più decisiva, visto che in un girone a 4 lo scontro diretto, in caso di pari punti, può fare la differenza; attenzione poi a non sottovalutare la Costa Rica, imprevedibile e forte fisicamente. Mi auguro sia il Mondiale di Giuseppe Rossi, è un giocatore che vale e quest’anno è stato davvero sfortunato: merita la convocazione. Al di là dell’Italia, ci sarà grande attesa per Hazard, Falcao, i fantastici Suarez e Rooney e poi i soliti Messi e Cristiano Ronaldo. Chi preferisco tra i 2? Dico Ronaldo, è più completo e può ricoprire più ruoli; inoltre ha vinto e fatto la differenza in due campionato diversi, inglese e spagnolo“.

Spazio al Milan, quasi solo al discorso spogliatoio, che tanto ha fatto discutere dopo l’arrivo di Seedorf. Ecco il pensiero di Montolivo: “E’ il luogo più importante per una squadra di calcio, in cui stare insieme e codividere gioie, dolori e discussioni: è l’unico momento dove ci si trova veramente tutti faccia a faccia. Per me è sacro, si convive con persone di caratteri e culture diverse: non si corre il rischio di annoiarsi. E’ fondamentale condividere valori comuni: è un collante essenziale per la creazione di un gruppo unito. La differenza la fa anche la sincerità, non bisogna aver paura di dirsi le cose. Se ne ho mai vissuto uno così? Sì, i primi anni  con la Fiorentina: eravamo davvero affiatati e ancora oggi sono legato ad alcuni compagni di quella squadra. Anche quando sono arrivato al Milan ho trovato amici veri, stessa discorso in Nazionale“.

Infine, le altre varie tematiche toccate dal Capitano: “Del calcio di oggi mi pesa che a livello mediatico vengano estremizzati ed enfatizzati alcuni comportamenti, il dover soppesare sempre battute, reazioni ed affermazioni affinché non vengano travisate o ingigantite: la ricerca dello scoop a tutti i costi, anche se spesso sono allenatori e giocatori che ci marciano su. Per noi calciatori l’ideale sarebbe vedere gli stadi pieni di tifosi, ma l’importante è la passione che ci mettono quando ci seguono. Cosa farò dopo il calcio? Non ci ho ancora pensato, mi piacerebbe rimanere in questo mondo ma non so ancora in che ruolo. Mi sento ancora un calciatore, ho sempre creduto di poter arrivare a questi livelli: però se non ce l’avessi fatta avrei proseguito gli studi a sarei andato in Università. Viaggio più bello? In Sudafrica, mi ha stregato ai Mondiali e ci sono tornato quattro anni dopo: il paesaggio naturalistico è impressionante. In futuro mi piacerebbe andare in Messico. Tempo libero? Amo viaggiare ed assaggiare le diverse cucine, anche se la pizza non la battere nessuno, e mi piacerebbe passare più tempo con le persone che mi vogliono bene. Balotelli? Trangugia quantità smodate di tè alla pesca!“.

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