Nesta: “Il fallo di Marchisio? Un abbaglio dell’arbitro. E su Balo…”

Sulla sfortunata partecipazione della Nazionale Italiana ai Mondiali di Brasile 2014, anche Alessandro Nesta dice la sua, in particolare sulla partita di ieri sera a Natal contro l’Uruguay che ha spedito gli azzurri a casa con largo anticipo: “E’ andata male, abbiamo cercato di fare la nostra partita, ma non tutto è andato per il verso giusto. Il fallo di Marchisio non era assolutamente da espulsione, credo che l’arbitro abbia preso una cantonata, un abbaglio, però in un contesto del genere, al Mondiale non è concepibile che un arbitro commetta un errore del genere”. Seppur con tutto il bene che possiamo volere a Nesta, difficile ci pare poter sostenere che il fallo di Marchisio non fosse da espulsione diretta.
Continua Nesta: “Balo? Ha fatto un Mondiale difficile da giudicare, è partito molto bene contro l’Inghilterra poi qualcosa si è bloccato. Buffon? Non credo che abbia l’intenzione di lasciare la Nazionale come qualcuno ha detto. Per me resta il portiere più forte. Diversi giocatori faranno parte anche del prossimo ciclo con un ruolo importante, penso a Verratti e Marchisio. Sono giocatori che accumuleranno esperienza”.

Al netto di tutti gli alibi possibili e delle inutili critiche sulle convocazioni effettuate che ad ogni grande manifestazione cui la Nazionale partecipi accompagnano il cammino degli azzurri, un dato crediamo si proponga sopra gli altri alla valutazione dei vertici federali: è il secondo Mondiale di fila cui l’Italia esce senza aver avuto accesso almeno alla fase ad eliminazione diretta. Dal sogno di Germania 2006 (con giocatori di ben altro spessore) alle delusioni cocenti di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, passando per l’insipida partecipazione agli Europei 2008 e per il (quasi) capolavoro di Polonia e Ucraina 2012, il problema non è il tasso tecnico della squadra, ma il tasso tecnico nei singoli ruoli chiave. Non si spiegherebbe, sennò, la cavalcata agli Europei di due anni fa che arrivò ad arrestarsi solamente a cospetto dell’Invincibile Armada spagnola. L’attacco, per esempio, non può costantemente dipendere da Balotelli che non è il grande campione di cui tanto si parla, ma solo l’esponente più di spicco della generazione di nuovi calciatori italiani.

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