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Totem Cerci, lo spettro agitato per nascondere un mercato deludente


Federico Faranda è giornalista del gruppo Mediapason dal 2008, milanista dal 1986. Ama girare il mondo e ha vissuto sei mesi in Vietnam, imparando – racconta – che la diversità e la mancanza di pregiudizi arricchiscono sempre. Tiene a precisare sempre di pensare con la propria testa, pur consapevole, spesso, di creare problemi. Ma anche molta libertà.

Il Totem. E’ questo il soprannome che ho deciso di piazzare sulle spalle di Cerci. Non è colpa sua, ma suo malgrado è diventato l’ossessione di ogni tifoso rossonero. E di Adriano Galliani. Chi da tempo ha tolto le fette di salame dagli occhi ormai non ce la fa più. L’amministratore delegato (uno dei due) come al solito ha scelto il suo spettro da agitare davanti agli occhi di tutti per nascondere una campagna acquisti ancora una volta deludente. Cerci è il totem del 2014, e serviva un nick, perché altrimenti nessuno avrebbe raccolto l’eredità di “Mister x” che poi alla fine era Nocerino, Boateng, Maxi Lopez, o cose del genere (dove giocano ora? Chi si ricorda l’occhio ceruleo? E la carrozzella del bambino col montaggio analogico?).

Ora meglio chiarire, non è che Cerci sia scarso, anzi può anche servire a Inzaghi per il suo schema di gioco (sempre che lo schema sopravviva al panettone visto l’inizio). Ma non si possono illudere i tifosi creando un’attesa così spasmodica che diventata ossessione fa comparire un’aura da fenomeno attorno a un buon giocatore del Torino. Per questo la strategia mi fa un po’ incazzare. Le altre squadre si interessano a qualcuno, provano a prenderlo. Ce la fanno bene, non ce la fanno e l’obiettivo cambia. Il Milan no: il Milan ha il totem e scusate tifosi se non lo prendiamo ma Robinho e Balotelli bloccano il mercato. E abbiate fiducia tifosi milanisti, venite ad abbonarvi. Come mai non vi abbonate in massa? Beh, perché anche gli indiani a un certo punto hanno capito che il totem era la rappresentazione del loro Dio, ma a vederlo bene era fatto solo di legno.

Una domanda poi sorge spontanea. Anzi due.
1. Perché Robinho blocca il mercato da 2 anni e in mezzo c’è stato un rinnovo di contratto?
2. Siamo sicuri che via Balotelli dentro Cerci il Milan diventi più forte?
Certe domande restano sospese e intanto provo a fare un paio di altre riflessioni. E’ così difficile capire che forse tra un mister x e un totem serve anche un centrocampista? Senza Montolivo chi serve palloni decenti contando che a centrocampo ci sono tre come De Jong, Muntari e Poli? Una volta il problema del Milan era la troppa qualità, ora la totale assenza della stessa. E poi, smettiamo di illudere i tifosi 2 volte. Da una parte facendo viaggiare sui giornali nomi come quelli di Lavezzi, dall’altra sottolineando a livello di dichiarazioni ufficiali che colpi alla Lavezzi o alla Dzeko siano impossibili. La fiscalità non ci permette di competere, gli ingaggi sono il vero problema insormontabile. E allora perché la strategia del Milan continua a essere quella di pagare zero i cartellini e strapagare tutti i giocatori per il fatto che siano arrivati a zero? Non capisco.

Mexes, Constant, Didac Vilà, Essien, Robinho, Niang, Seedorf. Tutti errori, tutti a libro paga, tutti che andassero via non se ne accorgerebbe nessuno pur non dovendo essere sostituiti neanche a livello numerico vista la rosa ristretta che si vuole ottenere. Qui non è senno del poi, te lo potevo dire prima che certi era inutile strapagarli. E lì la fiscalità non esiste, e il monte ingaggi sembra una collinetta neanche fossimo ai bei tempi. Toglili tutti e Dzeko diventa alla portata, diventa alla portata Lavezzi e per iperbole anche Cristiano Ronaldo (si scherza). Non ci sarebbe bisogno di bloccare il mercato e non servirebbero mister x, totem o oasi nel deserto inconsistenti come miraggi.

Twitter: @FFaranda

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