Pippo, ora cambia marcia

Il Milan perde in casa contro il Palermo e lo fa nel peggior modo possibile. Squadra senza idee, senza carattere, convinzione, anima, in totale balia dei ragazzi di Iachini che se non era per un super Diego Lopez potevano addirittura finire il primo tempo con almeno 3 gol di vantaggio.

Certo, l’infortunio di Alex dopo due minuti ha scosso negativamente l’inerzia della gara, anche perché Zapata è stato un autentico disastro. Ma l’uscita del brasiliano non può e non deve essere un alibi. Quello che si è visto in campo ieri sera non è il Milan di Inzaghi. Ecco, anche il tecnico è finito sul banco degli imputati, inevitabile quando ti chiami Milan e nelle ultime tre partite fa un tiro e mezzo in porta. Il mister lo sa e in settimana lavorerà per ritrovare quella brillantezza di manovra che aveva caratterizzato le prime uscite. Il miglior attacco è svanito, scivolato via tra gli egoismi di Menez, l’’inconcludenza di El Shaarawy, la stanchezza di Honda e la pochezza di Torres che anche contro i rosanero si è impegnato, ha combattuto da solo tra i due centrali ma non è riuscito quasi mai a impensierire Sorrentino se non all’inizio.

Super Pippo è partito con l’ormai collaudato 4-3-3 con Saponara mezz’ala (una delle poche note liete), un modulo che dovrebbe esaltare le caratteristiche degli interpreti rossonere ma che si è sgretolato davanti alla velcoità di Vasquez e Dybala. Più che l’involuzione di risultati preoccupa, e tanto, l’involuzione a livello del gioco e se la squadra non costruisce, non produce e non crea, qualche colpa dell’allenatore c’è. La classifica resta comunque buona ma con questo calendario, fino a qui molto favorevole, i punti dovevano essere di più. La rosa del Milan non è certo stellare, nessuno si è sognato di vincere lo scudetto, ma la squadra è comunque superiore ai vari Empoli, Cesena, Cagliari e Palermo ed è quindi inconcepibile non vincere neanche una di queste partite. Inzaghi per la prima volta da tecnico ha assaggiato il saluto feroce di San siro, che è un alleato incredibile nei momenti migliori ma che sa essere un giudice implacabile quando le cose vanno male. Tutto serve per diventare grande, lui stesso ha parlato di una batosta ‘utile’, di una sconfitta che servirà a questa squadra ancora in costruzione, a rialzarsi e si è preso tutte le responsabilità della sconfitta. Il suo predecessore, amatissimo dalla tifoseria, aveva fatto 14 punti in 10 giornate, e nessuno si era sognato di parlare di esonero. Ci mancherebbe Pippo, però serve una sterzata decisa perchè i numeri e le statistiche non bastano più.

Bisogna correre ai ripari, Inzaghi deve risolvere un problema complicato e che sembra senza soluzione e deve farlo in fretta e se non vuole cadere sabato prossimo sotto i colpi della splendida Samp di Mihajlovic. Insomma, la Milano calcistica piange e se l’ex bomber, per ora, non teme l’esonero come Mazzarri, ha però anche lui i suoi bei grattacapi da risolvere . L’abitudine a primeggiare non si può cancellare, questa squadra pecca di umiltà e continuità, Pippo deve iniettare nella mente dei giocatori il suo spirito e la sua fame e deve cercare di invertire una rotta che sembra persa.

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