CHIAVE TATTICA/ Quando Inzaghi dimentica la fase difensiva e l’interdizione

Il Milan fallisce la gara della svolta, perdendo in casa contro il Palermo e offrendo una pessima prova sotto l’aspetto tattico. A differenza delle prime otto giornate di campionato, Inzaghi propone un 4-3-3 disorganizzato e inefficace, che non conferisce importanza alla fase difensiva e all’interdizione, con Saponara interno di centrocampo e con De Jong unico incontrista. In questo modo, in mediana, il Milan non fa il minimo filtro.

Malgrado si impegni e abbia qualche discreta intuizione con la palla tra i piedi, Saponara non ha il passo e il fisico dell’interno di centrocampo: viene superato con regolarità e recupera pochissimi palloni. Al resto, ci pensa Poli, generoso ma non sempre disciplinato dal punto di vista tattico e del senso della posizione. Ecco allora che il Milan, a centrocampo, soffre, va in affanno e concede spazi a volontà. Il Palermo ringrazia e ne approfitta. Sì, perché questo Milan non può permettersi di presentare un solo interditore e di fare a meno dei ripiegamenti delle punte.

La brutta prova di una difesa tutt’altro che protetta e concentrata e di un Menez che gioca a corrente alternata e che non svolge la fase difensiva fanno in modo che la situazione precipiti. Il Palermo vince con merito, chiudendosi al meglio e ripartendo con efficacia, e Inzaghi termina dietro la lavagna. Perché sconfessare la filosofia di gioco messa in scena fino alla gara contro la Fiorentina, contraddistinta da una fase difensiva perfetta e da ripartenze fulminee e fulminanti? Perché non provare, a centrocampo, uno tra Van Ginkel e Armero, in grado di interdire con profitto? Riflettici, caro Pippo…

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