Galliani-Barbara, un anno fa il CdA della tregua: i nuovi orizzonti

Dodici mesi. Lunghi, anzi lunghissimi. Un periodo in cui si sono succeduti tre allenatori sulla panchina del Milan. E dove sono cambiate tante cose anche a livello organizzativo. Un anno fa oggi, il 19 dicembre 2013, si riuniva il primo Consiglio d’Amministrazione rossonero nella nuova sede di via Aldo Rossi 8, quella che nel corso dei mesi i tifosi hanno imparato a conoscere come Casa Milan. Fu una riunione molto significativa, sia perché ridefinì cariche sociali, poteri e deleghe, ma anche perché fu il cda che consacrò la tregua tra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi, nominati entrambi, proprio in quel contesto, Amministratori Delegati, il primo con delega sulla parte sportiva, la seconda su tutto il resto.

Da quel momento i due hanno tirato dritto per la loro strada, sempre parallela, mai perpendicolare. Nonostante i periodi difficili, tra l’esonero di Massimiliano Allegri, l’arrivo e le tensioni con Clarence Seedorf, la nomina di Filippo Inzaghi e due sessioni di mercato “creative” per esigenze economiche, i due amministratori delegati hanno sposato la causa rossonera senza più sortite polemiche. Se è vero che Galliani ha dovuto allestire squadre senza risorse economiche, è altrettanto evidente lo sforzo di Barbara che ha portato a termine il progetto di Casa Milan, inaugurando ufficialmente in primavera il museo, il ristorante e i nuovi uffici nel quartiere a ridosso della vecchia fiera. Proprio quello, tra l’altro, al centro degli interessi del Milan per lo stadio di proprietà, altro “pallino” di Lady B. tale da essere ormai il primo punto in cima ai pensieri.

Insomma, un anno intenso culminato, a livello societario, con la condivisione dei risultati sportivi dei giovani (la vittoria del Torneo di Viareggio da parte della Primavera), passando per l’arrivo di nuovi volti nei ruoli-chiave (vedi la scelta di Jaap Kalma come nuovo Direttore Commerciale) e per il recentissimo rinnovo (al rialzo) della sponsorizzazione di Fly Emirates. Sullo sfondo, tanti viaggi, molto lavoro e poche frecciate. Anzi, nessuna. Perché, come ammesso proprio dai due manager, “ora le cose vanno benissimo”. Chissà che non possa essere di buon auspicio anche sul campo.

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