Baresi a SM: “Nei giocatori deve rimanere passione e rispetto, al di là di orecchini e creste… Settore giovanile, un mondo non facile”

Dal nostro inviato, Piermaurizio Di Rienzo

Braun e Fondazione Milan Onlus hanno unito le forze per dare vita a Shave your style – #rispettailmiostile, un progetto educativo volto a sensibilizzare i ragazzi sull’importanza del rispetto per gli altri e per gli stili che li caratterizzano, dove stile non è solo la scelta di un codice estetico identificativo, ma anche un modo di vivere, di essere e di presentarsi agli altri. Nell’ambito di questo ampio progetto si inserisce l’incontro di oggi con uno dei volti storici del Milan, Franco Baresi, presso il Trony Building di via Torino a Milano. QUI i dettagli. Queste le sue dichiarazioni a SpazioMilan.it, presente all’evento.

– E sulle bandiera della Serie A: “Per me i giocatori che hanno incarnato i valori sani sono stati Del Piero, Maldini, Totti, Zanetti. Con grande personalità, aspetto che piace a tutti i tifosi“.

– I suoi undici allenatori ideali: “Non è facile. Ho avuto tre grandi: Liedholm che mi ha buttato nella mischia, Sacchi che ha portato cose nuove e una filosofia, Capello. Per una formazione è troppo difficile“.

– Messaggio ai giovani, anche ad El Shaarawy: “Oggi si diventa subito personaggi coi riflettori sempre puntati addosso. Ma nei giocatori deve rimanere sempre la passione e il rispetto, al di là di creste e orecchini“.

– Su Gaetano Scirea: “Gaetano Scirea era un esempio straordinario dentro e fuori dal campo, anche sul piano umano. Nell’82 ero la sua riserva ma mi metteva sempre a mio agio“.

– Sulla Nazionale del 1982: “In Azzurro nell’82 era un gruppo straordinario, non sono mai sceso in campo. Ma fu pazzesco dopo essere partiti malissimo, una delle migliori Nazionali di tutti i tempi“.

– Baresi e Sacchi: La più grande emozione? Lo scudetto fu la prima vittoria importante, ma non lo sentii molto perchè ero giovane. Gli anni di Sacchi furono i più emozionanti perché tornammo in cima al mondo“.

– Fondazione Milan, ecco i progetti: “Come Fondazione Milan raggiungeremo oltre 5000 ragazzi in 30 scuole per spiegare loro che prima viene l’uomo, poi il giocatore. Uno dei progetti inaugurati è quello realizzato con l’Onu in Libano che ha accolto più di un milione di profughi dalla Siria. C’è un dramma di uomini e donne in fuga con la speranza di tornare in patria. Fondazione Milan porta il know-how di quindici anni di storia in giro per il mondo per promuovere lo sport come progetto di inclusione sociale. Per #rispettailmiostile portiamo esperienze sane all’interno delle scuole e tra gli studenti. Il mondo del Settore Giovanile non è facile. Con Fondazione Milan proviamo ad educare i ragazzi in un ambiente che tende spesso a pensare sempre prima al risultato. Dobbiamo essere ancora più bravi ad alimentare la passione. A volte i ragazzi smettono perchè non trovano i professionisti idonei per farli crescere“.

Esattamente 25 anni fa il Milan tornava Campione del Mondo (Milan-Atletico Nacional Medellin 1-0): “Avevamo sofferto, ma ne uscimmo premiati contro una squadra che giocava come noi. Per noi era la prima volta oltreoceano con nove ore di fuso orario, una grande gioia portare il titolo a Milano“.

– Lo stile di Baresi: “Quando giocavo cercavo sempre di vincere, ma ci sono sempre gli avversari che possono fare meglio e devono essere rispettati. Nel mondo del calcio c’è molta scaramanzia. Io tenevo molto al mio posto sul pullman da Milanello a San Siro. La maglia sempre fuori era un vizio, tante volte l’arbitro mi riprendeva. E io cercavo di nascosto di metterla fuori“.

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