editoriale -

Da Niang a Saponara, non è un Milan per giovani. Poi Inzaghi?


Arianna Sironi è nello staff di SpazioMilan.it dalla sua nascita, l’8 marzo 2011, ed è una delle prime firme del sito. Ha condotto con il vicedirettore Daniele Mariani “Milan Time”, un’ora di notizie rossonere nel pomeridiano di Radio Milan Inter (96.1 FM e canale 288 del DTT).

Novembre 2014, Silvio Berlusconi: “Sogno una rosa young, magari composta da giocatori italiani e tutti campioni”. Il Milan ha voglia di vantarsi dei suoi giovani: scovati prima, rubati alla concorrenza con un piccolo sforzo economico e diventati gioielli prezioisi tra le mura di Milanello e il terreno di San Siro. Stop.

La realtà è un’altra cosa. Nel periodo più difficile della neonata (e per alcuni già finita) gestione Inzaghi a farne le spese, prima di tutti, sono proprio due giovani sotto utlizzati e mai davvero messi alla prova: Riccardo Saponara e M’Baye Niang. Il primo arrivò a Milanello nel 2013 sulle orme di Kakà, splendente nel campionato di Serie B tanto quanto fragile e timido in rossonero. Tanti infortuni, un salto caratteriale e dimensionale mai avvenuto e quel senso di irrisolto che lo ha fatto tornare proprio nella sua Toscana, in prestito, là dove (forse troppo presto) erano iniziati paragoni e complimenti. L’altro, decisamente più prorompente per qualche mese aveva fatto sognare con la sua cresta insieme a quelle di Balotelli ed El Shaarawy. Tutto magico fino al famoso palo di Barcellona, poi esattamente un anno fa il prestito in Francia: qualche gol, un sacco di multe e il ritorno a Milano dove non c’è stata la possibilità di testarne i miglioramenti.

Premesse le loro colpe, mi pare troppo facile etichettarli come false promesse, il tempo e i rispettivi prestiti a Genova ed Empoli potranno dire qualcosa di più. Di certo però c’è che, nonostante i proclama che periodicamente arrivano da più parti, questo non è ancora un Milan per giovani. L’ambiente e le pressioni noi aiutano la crescita e in particolare il dover fare risultati costringe ad affidarsi a gente più esperta. Così allora il ragionamento fatto con Saponara e Niang presto potrebbe ripetersi con Inzaghi, allenatore alla prima esperienza benedetto da Berlusconi pochi mese fa e già finito nel mirino dello stesso presidente. Basterebbe andare più piano, con voti e paragoni nei momenti belli e con le critiche in quelli più difficili. In nome di un progetto, ma anche per il bene del Milan.

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