Daino: “Un onore giocare nel Milan, ho solo bei ricordi”

Daino
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In un momento di sosta per la Serie A per via delle festività natalizie, Calcio2000 ha intervistato in esclusiva Daniele Daino. L’ex terzino destro del Milan ha ripercorso passo dopo passo la sua carriera nel Diavolo: “Conservo un ricordo molto bello della mia esperienza in rossonero. E’ stato un percorso molto impegnativo perché sono uscito di casa volutamente a 11 anni. Avevo molti estimatori, ma alla fine ho scelto il Milan. Erano i primi anni di Berlusconi e gli investimenti erano importanti, assieme a me c’erano anche Maccarone, Miccoli e altri giocatori di grande spessore. Bello ma molto faticoso, dato che per cinque anni rimasi in collegio a Lodi fino a quando non mi trasferii stabilmente a Milanello a 16 anni”.

Daino prosegue: “Ho esordito in prima squadra in Reggiana-Milan il 23 ottobre del 1996 nei sedicesimi di finale di Coppa Italia. Mi allenavo già da tempo con la prima squadra e Tabarez non ci ha pensato due volte a farmi esordire. È stata una serata molto bella ed emozionante. È un ricordo sempre vivo dentro di me. Sapevo di avere qualità fisiche, tecniche e atletiche importanti per potercela fare. Avevo messo nel mirino di fare il salto il prima possibile, era un mio obiettivo e l’ho raggiunto. Mi riempie d’orgoglio esserci riuscito così presto, anche perché all’epoca non era facile giocare nel Milan. Esattamente il contrario di quanto succede oggi: nove undicesimi degli attuali titolari in quel Milan non giocherebbero“.

L’ex terzino conclude parlando dell’esordio in Serie A l’11 maggio del 1997, ancora contro la Reggiana: “Subentrai a Desailly, con Sacchi in panchina che aveva preso il posto di Tabarez. Stavo esordendo nella squadra più vincente al mondo, in mezzo a grandi campioni e con il grande Milan in campo. Me lo porterò sempre nel cuore e di questo devo ringraziare il Mister che aveva visto in me delle potenzialità. Da quel momento giocai le restanti 5-6 partite subentrando sempre. Questo mi fece capire il grande piacere di giocare in mezzo a quei campioni e fece crescere la convinzione di poterci stare, come poi avvenne la stagione seguente con Capello. Ricordo con piacere la professionalità di: Desailly, Boban, Weah, Baggio e Rossi. Non li dimenticherò mai”.