SM RELIVE/ Galli: "Vittorie sul campo? Sono belle, ma preferisco la preparazione al grande salto. Vi racconto la nostra settimana tipo"

SM RELIVE/ Galli: “Vittorie sul campo? Sono belle, ma preferisco la preparazione al grande salto. Vi racconto la nostra settimana tipo”


Dal nostro inviato, Daniele Mariani

Dopo la notte del derby vissuta da spettatore, Davide Calabria torna protagonista di un evento tutto rossonero. Il terzino, attualmente non al massimo della condizione, sarà ospite, insieme a Filippo Galli, dell’evento “La Fabbrica di Uomini: il capitale Umano“, convengo che sta per avviarsi in quel di Casa Milan. Durante l’incontro saranno sviluppate le tematiche legate alla crescita umana e calcistica dei giovani rossoneri, e come questo percorso viene affrontato dall’interno. Non perdetevi nulla, nemmeno una dichiarazione grazie alla nostra diretta testuale! Tutto live, tutto su SpazioMilan.it!

LE DICHIARAZIONI IN DIRETTA

– Il microfono torna a Filippo Galli, interpellato sull’assenza di vittorie della cantera del Diavolo: “Chiedere la vittoria ad ogni costo non va bene, secondo noi. Non è giusto. Per noi la vittoria parte dalla formazione, dalla proposizione e dal coraggio. Questo è un percorso che magari ci allontana dalla vittoria di un campionato, ma la nostra “vittoria” è preparare meglio i ragazzi al grande salto. Così è più difficile ottenere sempre risultati, ma crediamo di far crescere meglio i ragazzi. Il nostro non vuole essere un calcio speculativo. Le vittorie fanno parte del percorso, però non baratto una vittoria con la formazione di questi ragazzi“.

– Dopo il docente della scuola di formazione, è il turno di Riccardo Leoni, ex del settore giovanile rossonero con ben 8 anni nel Milan, da Esordienti a Beretti: “Ho cominciato a giocare a 6 anni, nella squadra del paese, poi da 9-10 la chiamata del Milan. Esperienza unica, chi è arrivato fin lì non può avere rimpianti: la consiglio a ogni ragazzo, perché è una delle cose più belle che possono capitare. Adesso gioco in Promozione, dopo esperienze un po’ superiori ma senza aver mai fatto il professionista. Adesso alleno i Pulcini nella società in cui gioco e lavoro per un’importante società a Bergamo. Nel frattempo, quando giocavo, 5 anni di scienze motorie: Bolis è stato mio relatore dopo i primi 3 anni in Cattolica nonché mister della Beretti. Sento ancora i miei ex compagni, della mia annata non sono arrivati in tanti al grande calcio: Paloschi, Simone Romagnoli, Antonio Donnarumma. Sono stato preso che ero fra i primi della mia squadra, uno dei primi insieme a me era Darmian. Anche Di Gennaro si vedeva che sarebbe arrivato in alto. Un episodio? Vittoria dello scudetto negli Allievi Nazionali con Evani, anche se non ho giocato la finale. Paloschi fece 3 gol in un quarto d’ora nella finale, a Gallipoli, quindi ci facilitò le cose… L’abbandono? A 18 anni sei già più preparato a cose del genere, può succedere perché il passaggio sarebbe stata la Primavera: ci sono rimasto male, ma è la vita. A livello umano, il calcio mi ha dato tanto; forse più della scuola”.

– Prende la parola nuovamente Bolis: “Ormai i ragazzi, a 10 anni, vengano catapultati da una nazione all’altra, l’attività di scouting viene sempre più anticipata. Il rischio è che i ragazzi approdino nel grande calcio impreparati dal punto di vista formativo. Ai tempi di Donadel, Foggia e Borriello, quando erano nelle nostre giovanili, mi ricordo che il vecchio rettore richiamiava i tutor per seguire e far crescere con attenzione i ragazzi. Sei anni fa, il responsabile del settore giovanile decise di far nascere una equipe psicopedagogica. 13 persone (5 campo, 7+1 residence): nessuno in Italia ha fatto una cosa del genere. Noi li seguiamo in tutto, fin dal dialogo con le scuole. Muoviamo tutta la persona: ogni intervento, anche se settoriale, riguarda l’intera persona. Noi li aiutiamo anche a prendere coscienza dei propri limiti, perché si fanno fatica ad ammetterli. L’unicità può complicare le cose, si dice che le regole siano uguali per tutti, ma non è così: ognuno ha tempi e problematiche diverse. Noi dobbiamo far capire al ragazzo che il suo interesse è l’interesse collettivo, l’interesse della squadra. Per questo ci vuole ancor più consapevolezza da parte degli adulti: questo vuol dire valorizzare il capitale umano“.

– Interviene Antonello Bolis, docente della Scuola di Formazione: “I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere“.

Galli sui possibili miglioramenti del settore giovanile: “Vorremmo che tante altre cose vengano sviluppate. Ci sono 3 parole fondmentali per noi: contesto, in cui ci troviamo noi e i ragazzi e in base ai fattori endogeni ed esogeni, unità, non si possono dividere gli aspetti umani, per noi davvero fondamentali, da quelli tecnici, e unicità, nel senso che ogni ragazzo è diverso dall’altro“.

– Ancora Galli sull’organizzazione della cantera del Milan: “La nostra settimana tipo è piena di incontri, soprattutto la mattina: da martedì fino a venerdì, il dialogo fra i tecnici è continuo. Il tema del martedì si basa sui principi di gioco; al mercoledì si sceglie l’area (psicologica, tecnica, agonismo ecc.) e vi si interagisce. Nessuna lezione frontale, tanto dibattito: di recente abbiamo anche provato a interrogarci se la cattiveria agonistica fosse allenabile; il giovedì è dedicato a visioni video, partite ma soprattutto allenamenti. Poi si va sul campo, in quello che chiamiamo role-play, in cui inseriamo e proviamo nuove esercitazioni, cercando di capire se sono conformi al nostro “modello”. Oggi, molto più di prima, i vari allenatori si sentono coinvolti. La strada è difficile, mette alla prova tante persone, ma ci crediamo. Non pensiamo di aver trovato la formula magica la soluzione ai problemi: siamo in continua sperimentazione e verifichiamo sempre quello che abbiamo già prestabilito, sempre aperti alle modifiche.

– Prende la parola Filippo Galli, responsabile del settore giovanile rossonero: “Il capitale umano è importante, da qui parte tutto. Noi lo consideriamo come le capacità e la conoscenza di una persona, a partire dalla scuola. La conoscenza, la qualità, poi diventa competenza. Noi dobbiamo supportare tutti, valorizzare tutti, anche se non tutti riescono ad arrivare“.

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