Il trionfo di Montella, la rivincita dei milanisti

Il trionfo di Montella, la rivincita dei milanisti


Montella e il Milan ce l’hanno fatta: la Supercoppa italiana è tornata rossonera. Ha vinto l’Aeroplanino, straordinario attaccante ieri e capacissimo tecnico oggi, al primo trofeo da allenatore dopo sette anni di carriera, ma soprattutto il nostro vecchio Diavolo, tornato ad alzare una coppa dopo un’astinenza tanto lunga da sembrare quasi infinita. 1966 giorni di agonia, tra sofferenze e amarezze, disillusione e rabbia, cancellati con una vittoria che vale più di una “semplice” Supercoppa: è il definitivo ritorno ai vertici del calcio italiano, è il ko di una macchina da guerra – la Juventus – che in questo scorcio di stagione si è sgretolata ancora al cospetto del Milan, è l’affermazione di un gruppo con il potenziale giusto per tornare protagonista assoluto in Italia e in Europa. Ed è (probabilmente) la ciliegina sull’epopea di Silvio Berlusconi, l’ultimo atto e il suggello di un trentennio unico e irripetibile nella storia del club e del calcio internazionale.

galliani doha

Tanti meriti e applausi per Montella, ma il trionfo di Doha è ovviamente anche altro oltre all’affermazione dell’attuale allenatore del Milan. Perché è giusto ringraziare chi aveva iniziato la ricostruzione della squadra e portato il Milan a giocarsi ben due finali nel 2016, il sig. Sinisa Mihajlovic, ma soprattutto chi, rossonero già prima dell’arrivo di Montella, è stato protagonista ieri sera di una rivincita strameritata. Calciatori considerati bolliti o inadeguati, oggi rigenerati e vittoriosi: Abate e De Sciglio, per esempio, oltre ai vari Paletta, Suso, Kucka e il (seppur infortunato) capitano, Riccardo Montolivo, capro espiatorio prediletto dai tifosi anche oltre i suoi limiti e le sue colpe. E soprattutto la vendetta di chi, più del presidente Berlusconi, ha incarnato e rappresentato il club in questi anni di alti e bassi: Adriano Galliani. Lasciare dopo tre anni disastrosi non avrebbe reso giustizia a una dirigenza colpevole di tanti errori, sia di campo sia di comunicazione, ma innamorata follemente del Milan e dedita anima e corpo alla ricerca del bene esclusivo del club.

Insomma: di motivi per gioire e festeggiare, oltre alle imminenti festività natalizie, ce ne sono eccome. Il trionfo in Supercoppa italiana, ovviamente, ma anche elementi a medio-lungo termine che fanno guardare al futuro con ottimismo. Il Milan ha azzeccato l’allenatore, capace e “adatto” all’ambiente più dei predecessori; ha centrato in pieno alcuni acquisti, su tutti Romagnoli, Bonaventura e Suso; si è ritrovato una nidiata di talentuosi giovani del vivaio, come De Sciglio, Calabria, Locatelli e il fenomenale Donnarumma, sui quali puntare a occhi chiusi. Il risultato è un gruppo sano e talentuoso, da Milan, che gioca e lotta come una vera squadra e con i margini di miglioramento giusti per puntare in alto. È un Diavolo assolutamente perfettibile e ancora indietro rispetto alla Juventus e alle altre big della Serie A – e ieri, al netto di una vittoria meritata, è stata necessaria anche una buona dose di fortuna – ma esiste una solidissima base di uomini e idee sui quali continuare a costruire con convinzione. Sarà necessaria pure la “consistenza” dei proprietari cinesi ma, almeno per oggi, lasciamoli da parte. E godiamoci il ritorno del nostro caro vecchio Milan.

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