Niang, ma che Diavolo è successo?

Niang, ma che Diavolo è successo?


Federica Barbi è laureata in Lettere Moderne e Giornalista Pubblicista dal 2012. Collabora con SpazioMilan.it quasi dalla sua nascita, esattamente dall’aprile del 2012. Segue il Milan dalla lontana Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ma quando può corre a rifugiarsi a San Siro, per seguire da vicino le vicende rossonere. Attualmente collabora anche con Vesuvio Live e Betclic. 

Ok, stava giocando male, San Siro lo fischiava e anche Montella aveva iniziato a rivedere le sue gerarchie. Ma che addirittura lasciasse il Milan, dall’oggi al domani, probabilmente in pochi se lo aspettavano. M’Baye Niang, cosa Diavolo è successo? Che origini ha quest’altro fallimento? Quando è cominciato? Dalle stelle alle stalle in pochi mesi, un salto repentino, ma in mezzo cosa c’è? A inizio stagione si parlava del francese come il “jolly” di Montella: un giocatore rivitalizzato e decisivo, addirittura indispensabile. Il Milan, con lui, vinceva di più. Fino a metà novembre la percentuale di vittorie dei rossoneri era molto più alta quando il francese era in campo: 52,2% contro 34,8%, ma da dicembre in avanti è iniziato il suo lento declino.

I gol sono fermi ad ottobre (ultimo quello con il Chievo, prima con Lazio e Napoli), ma a cambiare è stato il suo apporto a 360°. I due rigori sbagliati di fila (con Roma e Crotone) e un brutto virus lo hanno diretto verso una fase involutiva da cui non è più uscito. Ma quest’altalena non può spiegarsi soltanto con la normale giostra del calcio, che oggi mette le ali e domani le taglia, né con il cambio di gioco del Milan, che rispetto ad inizio stagione punta più sulla circolazione della palla e meno sui contropiedi, dove invece Niang riesce a dare il meglio di sé. Non può essere solo questo, dicevo, perché il numero 11 rossonero in campo è un fantasma. Non ragiona, è falloso, egocentrico e corre a vuoto. Il suo ingresso sabato, contro il Napoli, è stato un completo disastro: avrà toccato 5-6 palloni sbagliando praticamente tutto.

Così, due anni dopo, Niang prepara nuovamente le valigie. Per il francese, quello di gennaio è sempre un mese caldissimo, che spezza in due il suo anno: nel 2015 Pippo Inzaghi gli diede il via libera per andare al Genoa, l’anno scorso Galliani fece muro sulla cessione al Leicester (avallato da Mihajlovic), e quest’anno Montella gli apre di nuovo la porta. Ieri, in conferenza stampa, il mister ha ammesso che il giocatore sta valutando il trasferimento, e ha lasciato intendere che dietro questa decisione ci siano anche motivazioni extra-campo: “Si è fermato. Fingo di non sapere il perché. Non mi sono ancora posto questa domanda. La società ed il ragazzo valutano altre possibilità, io non lo convoco, così potrà decidere al meglio il suo futuro”.

Niang, in queste settimane, è stato al centro di un tormentone di gossip che forse lo ha scosso e influenzato più di quanto immaginasse. Certo è che quando è in campo è mentalmente assente. Montella si è giustamente stancato, San Siro anche, e a M’Baye non resta che ammucchiare di nuovo la sua roba e cercare serenità altrove. Ed è un peccato, perché è vero, non è un fenomeno, ma in questo Milan di giovani avrebbe potuto far bene.

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