La differenza tra vecchio e nuovo. Il Milan è stato liberato

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Il Milan ha cambiato, ha svoltato, ha rivoluzionato senza mezzi termini il modo di agire, di comunicare, di parlare anche semplicemente ai propri tifosi. Il 13 aprile 2017 è una data che, nonostante molti pensassero non sarebbe mai arrivata, ha cambiato per sempre il presente ed il futuro della gloriosa società rossonera. Sì, proprio quella società che ha vinto 7 Champions, che ha un passato glorioso nel Mondo, in Europa e che in Italia non ha eguali da questo punto di vista. Il Milan è passato dalla gestione Berlusconi/Galliani ad un gruppo di cinesi che hanno scelto Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli come dirigenti per ricostruire il club. Il tifoso milanista sta assistendo ad un’estate a cui non era abituato e ad un Milan protagonista in tutti i sensi nelle operazioni di mercato. Il web, vero polso della società contemporanea, se ne è reso conto ed il tifoso milanista ha trovato finalmente un comune modo di agire, di tifare e di appartenere alla stessa bandiera.

Mirabelli e Fassone lavorano dal lunedì alla domenica, dalla mattina alla sera, sono a Cesena, a Casa Milan, a Roma e in qualsiasi altro posto d’Italia per fare il bene del Milan nell’arco delle stesse 24 ore. Prima le trattative di mercato avevano la loro sede tra Giannino o a Forte dei Marmi e vedevano come protagonisti sempre gli stessi attori. Qualche mese fa uno come Raiola aveva le chiavi di Casa Milan, dettava legge e faceva affari con il suo compagno di merende che, disgraziatamente, lavorava per il Milan. Ora, la musica è cambiata ed il Milan è in mani sapienti, di due uomini che parlano e non promettono, progettano e non prendono in giro, lavorano e non scendono a compromessi con nessuno. Fanno e pensano solo al bene del Milan, cosa che non si faceva da anni.

Nelle ultime ore abbiamo dovuto ascoltare le seguenti dichiarazioni: “Donnarumma con me sarebbe rimasto ed io avrei trovato il modo di trattenerlo”; “Ibrahimovic spero torni al Milan”. Parole e musica, stonata ovviamente, niente di meno che di Silvio Berlusconi. L’ex Presidente, a poche ore dal ballottaggio delle amministrative, ha parlato di Milan e lo ha fatto, da ex, più di quanto non lo abbia fatto negli ultimi due anni. Le sue dichiarazioni, però, sono abbastanza grottesche, soprattutto per chi ha seguito le vicende del Milan negli ultimi cinque anni e ovviamente per chi ha la libertà di parlare senza alcuna forma di servilismo e strani oggetti sugli occhi. L’ex proprietario rossonero è sbugiardato dai fatti.

Ibrahimovic è sempre stato uno poco affezionato alle sue squadre, ma nell’estate del 2012 non avrebbe mai lasciato il Milan. Pensate, nella prima volta nella sua carriera, nonostante una stagione da “szeru tituli”, infatti, era disposto a restare senza mal di pancia alcuno. Eppure, lo stesso Presidente Berlusconi lo ha venduto per pochi spicci al Paris Saint Germain, facendo un unico pacco con il beniamino dei tifosi milanisti, quel Thiago Silva che, un mese prima della cessione, era stato dichiarato incedibile e prossimo capitano del Milan, proprio dal Cavaliere. La vicenda Donnarumma, poi, è ancor più paradossale. Durante la presidenza Berlusconi, il baby fenomeno è esploso in Serie A, ha esordito nel Milan, ma è stato lasciato in scadenza nel 2018 alla nuova proprietà che sta facendo i conti con questa patata assai bollente, omaggiata dalla coppia Berlusconi/Galliani. Troppo facile caro Presidente, ma i milanisti ormai hanno smesso di credere nelle favole.

Twitter: @lino850