Entusiasmo alle stelle, ma occhio ai difetti: il centrocampo è ancora senza identità

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La vittoria di ieri nel derby ha risvegliato nell’ambiente rossonero un entusiasmo sopito ormai da settimane. Le lacrime di Cutrone&Co. a fine gara sono la prova tangibile che il Milan aveva bisogno di un risultato così per scacciare via amarezza e impotenza. Però, il passaggio del turno di Coppa Italia con conseguente scalcione ai cugini non cancella di certo tutti i problemi che devono essere ancora risolti.

A cominciare da un centrocampo che fatica a trovare una propria identità e un proprio assetto stabile. Gattuso ora e Montella prima le hanno provate un po’ tutte, ma i vari interpreti non riescono a sintonizzarsi sulle stessa frequenza. Ieri, ad esempio, Locatelli e Biglia non hanno brillato: il primo, impiegato da mezzala, ha sbagliato tanto e Gattuso lo ha tolto nel secondo tempo; l’argentino nei 45′ non si vede, poi esce fuori, ma è ancora troppo poco.

Molto meglio Suso e Calhanoglu, entrato bene nella ripresa, così come Kessie (la sua presenza si è sentita di nuovo forte e chiara) e Bonaventura, sempre utile alla squadra. A centrocampo, dove dovrebbe snodarsi la manovra di ogni squadra, il Milan ha ancora poca personalità, e questo si riflette anche sul gioco, che a volte rischia di essere anonimo. Per questo, Gattuso dovrà lavorare molto sulla sinergia tra i vari elementi, per imparare a convincere oltre che a vincere.

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