Il 9 è maledetto: ma non sarà che manca il 10?

Il 9 è maledetto: ma non sarà che manca il 10?


La maledizione del numero 9 non risparmia nemmeno Gonzalo Higuain. Si proprio lui, uno degli attaccanti più forti in circolazione, la migliore scelta possibile -sulla carta- da quando Ibrahamovic ha varcato, senza tornare, i cancelli di Milanello. Proprio lui, che come Pippo Inzaghi fu accolto dal Milan, dopo essere stato scaricato dalla Juve. Pippo è diventato leggenda con i colori rossoneri, alzando due Champions. Higuain, che invece doveva riportare il Milan in Champions, ha abbandonato la barca prima di completare la missione. Dopo Inzaghi, si sono succeduti Pato, Matri, Torres, Destro, Luiz Adriano, Lapadula, André Silva, Higuain. Ecco che partono le prime mobilitazione per chiedere a Piatek di indossare un numero alternativo, intanto il Milan ci pensa. Ma, avendo l’opportunità, chi non indosserebbe la gloriosa maglia numero 9 del Milan? Ammesso che gli eredi di Inzaghi non siano stati di livello eccelso, l’attaccante di turno non ha mai avuto “le spalle coperte” di Pippo.

Il problema del Milan non è stato solamente il centravanti. Senza scomodare i “mostri” del passato, dopo i vari Rui Costa, Pirlo, Kakà, Seedorf, Van Bommel, il Milan ha visto e offerto poca qualità nella zona nevralgica. Chissà se senza quegli artisti in mezzo al campo, oggi avremmo criticato anche il buon SuperPippo. Senza geometrie ed invenzioni, gli attaccanti non sono stati messi nelle condizioni di lasciare il segno. Gli ultimi centravanti hanno dovuto spesso abbassarsi per andare a cercare il pallone, complice l’assenza di chi quel pallone doveva servirlo.

Dal post-Pirlo, il Milan si è spesso presentato con più centrocampisti di quantità che di qualità. Ma la qualità ha un costo rilevante: i piedi educati oggi costano cari, data la scarsità. Vedi Paquetá. Il Milan attuale fatica a palleggiare, ma il peggio è alle spalle. Dando un’occhiata alla rosa, senza dubbio, quello attuale è il miglior centrocampo dal 2012. La strada è quella giusta.

Gli infortuni di Biglia (che non è Pirlo, ma in buone condizioni, garantisce affidabilità) e Bonaventura pesano tanto. Peccato per l’involuzione di Calhanoglu. Kessie (in calo) e Bakayoko si sono fatti rispettare in una situazione di emergenza e il secondo non sarebbe male per il Milan del futuro. Castillejo è discontinuo, ma per il poco mostrato, non sarà riscattato. Insomma, Suso predica nel deserto. Ma la chicca è proprio il brasiliano ex Flamengo, che Gattuso ha collocato nel ruolo di mezzala, per incrementare la fluidità del gioco rossonero. La panchina è corta, le riserve non solo all’altezza, è vero, ma tale problema è destinato a finire, alla luce dei contratti a scadenza.

La difesa è sistemata, con Piatek e Cutrone l’attacco è in buone mani, il prossimo importante investimento del Milan sarà ipoteticamente su un centrocampista di qualità oppure su un esterno d’attacco di grande spessore e allora si che – forse – la maledizione sarà solamente un incubo lontano.

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