Ripartiamo da Pipita e Gigio, con un Fabregas in più

Ripartiamo da Pipita e Gigio, con un Fabregas in più


Finisce bene il 2018, un anno che passerà alla storia per il passaggio societario dal duo sportivamente tragicomico Fassone-Mirabelli a una struttura inesperta, ma sicuramente più logica e credibile. Finisce con la vittoria di misura sulla modestissima Spal, salutata come una manna dal cielo, sofferta e festeggiata come una finale. Apparentemente una vittoria poco significativa, ma che in realtà racchiude grande importanza.

Prestazione grigia, soprattutto nella ripresa, ma i tre punti consentono al Milan di cominciare il girone di ritorno ad una sola lunghezza dal quarto
posto e quindi dalla zona Champions League, unico vero obiettivo
stagionale. Per puntare ad esso era ed è fondamentale recuperare
Gonzalo Higuain, reduce da due mesi di palese disagio atletico e
conseguentemente psicologico. Contro la Spal ha giocato “con lo zaino
sulle spalle”, come in tutte le ultime prestazioni, ma quel gol decisivo ha
tutta l’aria di essere stata una sorta di “liberazione” per l’argentino, che
sembrava imprigionato in un incantesimo dal rigore sbagliato contro la
Juve. La squalifica maturata quella sera lo ha tenuto lontano dalle partite
per un mese esatto e chi lo conosce bene sa che Higuain, quando non ha
la partita nel mirino non riesce ad allenarsi al 100%. Ecco, il deludente
Higuain delle ultime settimane è figlio proprio di una condizione atletica
deficitaria, conseguenza proprio di un mese di lavoro con il freno a mano
tirato. Ci auguriamo che questo gol “scaccia-crisi” sia quello che serviva a
motivarlo a sfruttare la sosta invernale per tirarsi a lucido e ripresentarsi a
Supercoppa e Campionato con una gamba diversa.

L’altro eroe dell’ultima giornata dell’anno è stato sicuramente Donnarumma che con un intervento prodigioso nel finale ha salvato una vittoria preziosissima e non è la prima parata da “punti” di questa stagione. La speranza è che con il nuovo anno perdano definitivamente il lavoro i detrattori professionisti di Donnarumma e del suo procuratore. Non ci si rende nemmeno conto di quanto costoro abbiano rallentato la crescita di Gigio e danneggiato gli interessi del Milan. Ma per la carriera di Donnarumma si rivelerà importante anche aver trascorso questo periodo difficile pieno di trappole sistemate ad arte sul suo percorso.

Mai una sosta invernale era stata così agognata come questa. Gattuso si
affaccia al nuovo anno con una buona classifica e una panchina più
stabile. Ma soprattutto con la speranza di recuperare qualche elemento e
di trovarne qualcuno sul mercato. Un “cervello” di centrocampo è
fondamentale perché non si può andare avanti con i due “mastini” Kessiè
e Bakayoko, che pure, soprattutto quest’ultimo, stanno dando il massimo
delle loro possibilità. In mezzo al campo non sarebbe male Fabregas,
vecchio pallino di Berlusconi e Galliani già dall’estate 2011, quando non
arrivò per colpa del “lodo Mondadori”.

Subito dopo la sosta ci sarà la Supercoppa contro la Juve. La differenza di
valori sembra quella che già vivemmo a Doha e che in una serata magica
Donnarumma e compagni riuscirono ad annullare. I miracoli difficilmente
si ripetono, ma abbiamo il dovere di provarci. A Doha grandi protagonisti
furono Suso e Bonaventura. Stavolta mancheranno entrambi. Dispiace
soprattutto l’assenza dello spagnolo, espulso nel finale di Milan-Spal.
Qualcuno ha voluto fare l’accostamento con il giallo a Nedved nel 2003.
All’epoca l’arbitro Ivanov aveva applicato il regolamento pedissequamente incurante del fatto che il ceko avrebbe saltato la finale di Manchester.

Esattamente come Abisso con Suso ha applicato il regolamento incurante del fatto che lo spagnolo salterà la Supercoppa. Quindi, giusto così. Rimane però la solita amara sensazione che Nedved si prese quel giallo “insensibile” perché giocava in Champions e non in Serie A. La stessa sensazione per cui se il fallo di Suso lo avesse fatto Chiellini all’88′ di Juve-Spal, probabilmente Abisso sarebbe stato più “sensibile”. Per carità, non c’è controprova. Ma, a quindici anni di distanza, tanti indizi. Detto questo andiamo a Gedda per provare a fare un altro miracolo. Con il cuore. Gattuso sa come si fa.




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