GiampaoloPoche parole, tanti fatti. Signore e signori: Marco Giampaolo

Poche parole, tanti fatti. Signore e signori: Marco Giampaolo

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Identità, umiltà e motivazione. Se si dovesse riassumere la conferenza di presentazione di Giampaolo al Milan, queste probabilmente sarebbero le tre parole più adatte. Il personale “sole, cuore e amore” dell’allenatore abruzzese, un motto che lo accompagna da quando si distingueva per gioco e attitudine nelle tremende sabbie mobili dei campionati minori. Marco Giampaolo non è un miracolato ma un uomo che nella vita ha conquistato i propri risultati da solo. Un self made man all’antica che ha incontrato sulla sua strada diverse porte chiuse, diversi no e una ingente dose di sfortuna calcistica. Un uomo capace di soffrire e ripartire in silenzio perché solo così fanno i grandi guerrieri, senza patemi o vittimismo. Il sorriso a Casa Milan tra scintillanti flash e numerose domande potrebbe essere l’immagine del concetto di rivincita.

Una rivalsa che sa di sacrifici e lungo studio. Metodico e preciso lavoro, frutto di anni di osservazione, che ha portato l’allenatore abruzzese a formulare le sue teorie ma sopratutto a passare da allievo e maestro. Gli occhi dei tifosi e le parole dei giornalisti in sala sono tutte rivolte a quel “bel gioco” su cui vertono le speranze del popolo rossonero. Un’aspettativa alta e pesante a cui però Giampaolo non si sottrae. Sa che è stato chiamato per questo e sa che la storia del Milan è tradizionalmente basata su un gioco spettacolare. L’assist che coglie in conferenza e finalizza con la frase “Testa alta e giocare” non è solo un guanto di sfida con un retrogusto da Derby ma sopratutto dogma imprescindibile della sua filosofia.

Il raggiungimento del vertice non deve mai snaturare la propria personalità. Arrivare al Milan non vuol dire alleggerire il carico di lavoro ma anzi, probabilmente aumentarlo. Il tempo, come ha ribadito in una dichiarazione, sarà il suo miglior alleato o il suo peggior nemico. Nell’ottica inevitabile di doverlo sfruttare sin da subito, tanto vale ribadire già da oggi un concetto importante; per Giampaolo non esistono titolari o riserve ma giocatori motivati e affidabili. La qualità è una condizione importante per l’allenatore abruzzese, non lo ha mai negato e non lo ha fatto neanche ieri, tuttavia chi farà parte di questo Milan dovrà dimostrare di recepire le lezioni del maestro ma sopratutto di dare tutto sé stesso. Ascoltare, essere umili e impegnarsi: questi i tre verbi del nuovo Milan. Queste tre azioni che Giampaolo conosce bene e che lo hanno fatto arrivare ad essere l’allenatore rossonero, saranno l’unica ricetta per riportare il diavolo dove merita.

Poche parole, tanti fatti. Il Milan di Giampaolo è pronto a dimostrarlo sul campo.

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