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C’è poco da far volare gli stracci

Il gioco non c’è. I risultati tantomeno. E – cosa più preoccupante – a questo Milan sembra che manchi anche un briciolo di grinta per reagire. Questione di carattere, per carità, ma almeno, quando Rino Gattuso perdeva una gara si presentava davanti ai giornalisti “incazzato al punto giusto”. Si intravedeva, fino allo scorso maggio, che il giorno dopo si ripartiva con un’iniezione di ferocia, non sempre poi sufficiente per superare i limiti tecnici della squadra. Domenica sera, dopo la sconfitta contro la Fiorentina, Marco Giampaolo è parso quasi rassegnato. Una sorta di “questo è, se vi pare”. Ed è punto che fa più male di tre sberle prese dalla squadra dell’ex Vincenzo Montella.

C’è, però, un dato da valutare con attenzione. L’eventuale esonero di Giampaolo (scelta comunque necessaria se sabato a Genova arrivasse un’altra sconfitta) rappresenterebbe, di fatto, l’autoesonero di tutta la dirigenza rossonera. Maldini, Boban e Massara hanno costruito il progetto tecnico. Loro hanno condotto il mercato, consegnando questa squadra all’allenatore. Loro si sono presi la responsabilità di un piano di lavoro che non potrebbero sconfessare dopo appena tre mesi scarsi. Insomma, il rischio di una detonazione generale (a volte comunque benefica per ripartire) è piuttosto elevato.

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Non è passata inosservata nemmeno la stoccata di Maldini, nel post Milan-Fiorentina, quando ha parlato chiaramente di una proprietà consapevole delle difficoltà che ci sarebbero state con una squadra giovane. Anche i giovani, però, si possono acquistare con una certa razionalità. E per quanto sia prematura bocciare i vari Bennacer, Duarte e Krunic, è altrettanto evidente da settimane come sul mercato si poteva fare meglio, non di più. L’impressione è che questo Milan, in toto, di chiaro e preciso abbia solo il progetto del futuro stadio, fondamentale per la crescita del brand e, quindi, per le strategie di Elliott. Il resto, però, non è proprio “acqua fresca”. Qui c’è poco da far volare gli stracci.