Tolto Ibra chi segna in avanti? L’aridità offensiva del diavolo

Comincia il rush finale per la corsa alla Champions. Ebbene il Milan, capolista fino alla ventiduesima giornata di Serie A, e attuale seconda forza del campionato, rischia di non centrare l’obiettivo dell’Europa che conta. Il 2021 rossonero, tra infortuni, gare ravvicinate e black out mentali, ha subito un crollo verticale che rischia di essere nuovamente beffardo come accadde nella stagione 18/19. Ma tra le tante problematiche di campo, c’è una statistica che non può passare inosservata: l’attacco del diavolo, tolto Ibrahimovic, fatica a trovare la via del gol.

IBRAHIMOVIC E POI? – Il pacchetto del terminale offensivo milanista contiene undici giocatori. Al netto dello svedese, che ha segnato 17 reti in 25 partite stagionali, nessuno degli altri dieci è riuscito ad arrivare ancora in doppia cifra ed il loro apporto negli ultimi metri è davvero basso. Basti pensare che il secondo marcatore dietro ad Ibra è Franck Kessie con i suoi 11 gol in ben 45 presenze.

FASCE DA RIVEDERE – sulla linea dei trequartisti, a fare impressione sono le statistiche delle ali. Ma se a sinistra Rebic ha dato segnali di risveglio nell’ultimo periodo, a destra il piatto langue. La coppia Saelemaekers-Castillejo ha segnato in tutto 6 gol ( tre a testa) in ben 75 gettoni stagionali in due: 35 per il belga e 40 per lo spagnolo. Giusto per fare un confronto: Rebic e Hauge hanno collezionato il doppio dei gol giocando ventitré partite in meno. Il croato ne ha fatti 7 in 28 gare, mentre il norvegese (inspiegabilmente poco considerato) ne ha messi a segno 5 in 24 apparizioni (con un minutaggio piuttosto scarno).

CALHA, DIAZ E KRUNIC – Anche i trequartisti stanno faticando e non poco a trovare la via del gol. Tolte le cinque reti europee, Calhanoglu in campionato ha collezionato solo 3 gol in 27 giornate disputate, anche se è altrettanto vero che 9 reti delle 60 segnate dal diavolo in Serie A sono merito dei suoi assist. Dopo il turco, gli altri due interpreti sulla trequarti hanno prodotto molto meno di quanto ci si aspettava, soprattutto Brahim Diaz. Lo spagnolo ha avuto qualche problema fisico di troppo (come 3/4 della rosa del resto), ma è riuscito a scendere in campo per ben 32 volte in stagione, mettendo a referto 5 reti stagionali (tre in Europa) e 3 assist, troppo poco per uno con le sue qualità tecniche. L’ultimo dei tre è Rade Krunic. Impiegato spesso a causa della sua forza di volontà e il suo impegno, il bosniaco ha fatto registrare prestazioni altalenanti, in realtà come tutti i suoi colleghi fino ad ora citati, dando un contributo minimo in zona goal: 2 centri (uno in campionato contro l’Hellas e uno contro il Celtic) in 35 apparizioni stagionali.

L’INCOSTANZA DI LEAO – Capitolo a parte per il portoghese, croce (tanta) e delizia (poca) del diavolo. Il bottino statistico in realtà sarebbe anche discreto (7 reti e 5 assist in 35 presenze), ma ciò che fa irritare il popolo rossonero è l’incostanza di questo ragazzo. Di queste 35 apparizioni, si può dire che almeno più della metà sono stati prestazioni incostanti o a malapena sufficienti. Il talento di Rafa è enorme, fuori discussione. Ma il fastidio è proprio quello di vedere spesso e volentieri un giocatore svogliato, leggero e quasi disinteressato alla partita. Le capacità per portare il Milan in Champions le ha, così come ha le capacità di arrivare tranquillamente in doppia cifra. Ma è bene che Leao cominci a prendere sul serio la causa rossonera.

MANDZUKIC OGGETTO MISTERIOSO – Togliendo dalle responsabilità Daniel Maldini, che tra infortuni e gerarchie ferree, ha giocato un totale di 24′ minuti in Serie A, si passa all’oggetto misterioso del mercato di gennaio: Mario Mandzukic. Il croato ha dimostrato di essere il solito professionista rifiutando lo stipendio di marzo a causa della sua assenza prolungata dal campo di gioco. Ingaggiato nel ruolo di vice Ibrahimovic, Mandzukic (che veniva da 11 mesi di inattività) ha collezionato 202 minuti totali in poco più di tre mesi. L’equivalente di quasi due partite e mezzo. I problemi fisici lo hanno torturato fin dal suo arrivo a Milanello ma adesso sembra essere pronto. Per questo Pioli e tutto il mondo Milan spera di trovare una freccia in più in queste ultime sei partite.

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