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Maldini: “Convinsi Theo Hernandez parlandogli da papà a figlio”, poi svela il suo primo acquisto al Milan!

Il direttore dell’area tecnica del Milan, Paolo Maldini, è intervenuto nel corso del Festival dello Sport di Trento. Tanti i temi trattati dal dirigente rossonero. Ecco quanto evidenziato:

Primo scudetto da dirigente? Molto importante e molto diverso, non giocando non scarichi l’adrenalina che accumuli. Hai tensione pre gara ma non hai la possibilità di giocare. Osservi, è un lavoro completamente diverso. Quando sono venuto qua nel 2018 dovevo ancora avere una visione generale di quello che deve essere un dirigente. Da allora ho fatto una discreta esperienza. Sino stati 3 anni bellissimi, un progetto che ha dato grandissime soddisfazioni al club e ai tifosi.

Il derby? Giroud è un campione, punto e basta. Ha vinto un Mondiale, gioca in nazionale, è un professionista esemplare. La caratteristica principale di un campione è che è umile ed è un uomo squadra. Un campione viene fuori quando c’è bisogno. All’inizio è stato limitato da qualche infortunio, ma poi è venuto fuori. Ma è la storia di tanti giocatori che sapevano che l’occasione era quella. Internamente sapevamo che quella era l’occasione per arrivare ad un sogno, lo sentivamo, ci abbiamo creduto e i risultati sono arrivati.

Quando ho firmato per il Milan, i momenti di difficoltà: non mi sentivo né pronto né adeguato, Leonardo mi ha insegnato veramente tanto, di calcio e di vita. E poi la giornata dell’ultima partita a Sassuolo più la festa in piazza Duomo. Parto con questo vantaggio, ma non è dato solo dal fatto che io abbia fatto parte della storia del Milan. il vantaggio è proprio essere legato a questo club, che è stato grande negli anni 50-60, è stato grande alla fine degli anni 70, è stato grande con Berlusconi. Ha una storia che non va neanche presentata, parla da sola. Quindi quando un calciatore viene chiamato da questo club è più facile credere a quello che viene raccontato, che poi però devono essere vere: così ci si guadagna la fiducia.

Gli acquisti di Theo Hernandez e Krunic

Il caffè con Theo? Il primo acquisto reale è stato Krunic con cui eravamo già d’accordo l’anno precedente, è stata la prima cosa che ho fatto da solo. Per Theo siamo andati prima a parlare con il Real, con Theo ho usato le stesse parole che userei con mio figlio. Un pochino con i miei calciatori sento questo rapporto padre-figlio, so benissimo quali sono le difficoltà a cui si va incontro a quell’età. Dico che ci sono momenti bellissimi ma anche momenti delicati, io cerco di dare supporto a questi ragazzi prima che a questi calciatori.

Theo Hernandez Krunic Maldini Milan
FOTO: Getty – Theo Hernanrdez Milan

Maldini, il rapporto con Massara al Milan: fondamentale per l’acquisto di Kjaer

Massara? Innanzitutto la coppia nasce da un trio, quando Leonardo decide di andare via mi trovo da solo e per rimanere chiedo di poter costituire il gruppo dirigenziale del Milan. Chiamo Zvone Boban in primis, un mio grande amico e grande conoscitore di calcio, poi ci serviva anche un DS. Sapendo che il Milan era alla ricerca di un DS ho ricevuto tantissime telefonate che parlavano bene di Ricky. Io non lo conoscevo, ma parlandoci abbiamo parlato dei nostri trascorsi calcistici: lui ci aveva fatto gol col Pescara e col Pavia. Ho fatto un colloquio, mi è piaciuto tanto e siamo partiti.

Ha la mia età. Un percorso diverso dal mio e una visione diversa, è fondamentale. È un grandissimo conoscitore di calcio, un grandissimo lavoratore. Condivide i principi fondamentali della vita, e siamo praticamente una coppia di fatto, viviamo in simbiosi gran parte della settimana. A me piaceva Kjaer come giocatore, ma non lo conoscevo nei dettagli: lui ha insistito molto. È un giocatore sul quale Ricky ha spinto tanto.

Paolo Maldini, com’è essere dirigente del Milan

Difficoltà varie, perché è un progetto diverso da quello vincente degli anni d’oro di Berlusconi. Vieni da anni difficili in cui non ti qualifichi in Champions, devi raccontare quindi ai calciatori un progetto credibili e vincente, ma ridimensionato nei costi. Mi sento un po’ garante del progetto rossonero, e la sento. Questo è normale che in una grande azienda le persone non mettano radici, io invece ce le ho. Ce le ho da quando mio papà è venuto a giocare al Milan negli anni 50, quando sono andato a fare il provino a Linate, quando ho portato i miei figli.

Lontanissimo, sono stati anni bellissimi. L’adolescenza è un’età fantastica, a 16 anni mi sono ritrovato ad essere uomo in un ambiente pieno di uomini. So cosa ho sofferto, so le mie insicurezze, mi ricordo bene i sacrifici. Se avessi avuto qualcuno che mi avesse supportato un pochino di più sarei stato meglio. La volontà è quella di dare supporto ai miei calciatori.

C’era un’idea da trasmettere. Mi è successo anche da calciatore con l’ultima Champions. C’è stata una prima parte di stagione non tanta buona, non giocavamo bene a novembre: ho cercato con Carlo una reazione e abbiamo messo in giro questa idea di vincere la Champions. Con Zaccheroni uguale, quando abbiamo vinto lo scudetto. Io sono molto realista, ma sono un grande sognatore. Credo che sia alla base di tanti sportivi e tante squadre, sognare di arrivare al risultato massimo. È una cosa che ho imparato col tempo e che trasmette fiducia. Non ero sicuro di poter vincere lo scudetto, ma ci credevo: so cosa vale la squadra. Questa cosa qua l’ho detta a Natale, non avevamo budget per il mercato: la Juventus ha preso Vlahovic, l’Inter Gosens, allora un piccolo budget è venuto fuori. Io ho detto: “Non lo voglio, siamo forti così”. Da lì…

Maldini, il mercato del Milan e gli acquisti di Kalulu e De Ketelaere

Esplosione Kalulu? In quel momento lì Kjaer era fuori, come Romagnoli. Tomori si era operato al menisco. Dovevamo affrontare 6-7 partite con due centrali di ruolo, Kalulu e Gabbia. Avevamo incrociato le dita, ma sono stati fondamentali. La cosa bella dello Scudetto dell’anno scorso è che sono stati tutti protagonisti: Tatarusanu col rigore parato al derby, mio figlio Daniel con il gol allo Spezia. Tutto il gruppo era coinvolto, anche grazie alla conduzione di mister Pioli che in questo è veramente fantastico.

De Ketelaere? Innanzitutto il mercato è dinamico. Noi abbiamo provato a prendere Botman prima di Charles, che avrebbe esaurito quello che era il nostro budget e avremmo virato su altri calciatori per quel ruolo lì. Le nostre idee a maggio rispetto a quello che è successo alla fine non c’è quasi un filo conduttore. A questo punto del nostro cammino non dobbiamo prendere giocatori medi, ma di grandissima prospettiva: Charles è uno di questi.

È un 2001, ha fatto vedere cose importanti in Champions. C’è bisogno di tempo, so che il tifoso e i giornali non aspettano, ma noi dobbiamo aspettare. Io faccio l’esempio di Platini che alla Juventus per i primi sei mesi era inguardabile, poi è tornato a vincere tutto. Un 2001 non è pronto per farsi carico di tante responsabilità in un club come il Milan, questo equilibrio dobbiamo darlo noi. Sappiamo quali sono le strade per portare a crescere i giovani. Sui giovani si fanno delle scommesse, non tutte si vincono ma su di lui abbiamo davvero pochissimi dubbi.

Maldini e il rapporto con Pioli

Lo conoscevo perché ho giocato insieme a lui in U21 tantissimi anni fa. Non sapevo che avesse questa carica sul campo che è contagiosa, sprigiona energia che è incredibile. Questa energia è davvero incredibile, riesce a trasmettere ogni giorno qualcosa di eccezionale, condivide i nostri progetti, le nostre strategie sul mercato. Non prende alibi. Tutte cose che abbiamo chiesto e che lui ha accettato perché lui è così. È cresciuto lui e ha fatto crescere noi, è un leader nato. Era considerato un normal one, al giorno d’oggi essere normali è già una grandissima cosa. A volte ci sono agenti che mi descrivono i loro calciatori “si allena sempre, è sempre puntuali”. Le cose normali ora sono eccezionali. È un rapporto speciale, ci confrontiamo, condividiamo, litighiamo. È un sanguigno. Finalmente ha trovato un ambiente in cui può far vedere quello che realmente è come uomo e come allenatore”

Opinioni sulle strategie, sul futuro. Non ci soffermiamo tanto sui nomi ma sui profili: all’inizio non era così. Ci diceva che tanti dei ragazzi che sono arrivati non li conosceva. Condividiamo le idee su quello che c’è bisogno. Ad esempio sul difensore, Botman e Tomori sono giocatori abbastanza diversi. In momenti diversi c’era bisogno prima di uno e poi di un altro, poi si cambia idea e si cambia anche strategia.

Quali frasi usa? Ci sono statistiche, frasi di avversari, di ex compagni o anche di ex allenatori. Magari anche più di un paio di ex compagni. È una persona sensibile, capisce come stimolare il gruppo e quindi ogni tanto appende qualcosa.

Ibrahimovic

Ibra? Gli ho detto di considerarsi 100% calciatore altrimenti non lo rinnovavamo. L’anno scorso quando ha giocato era ancora determinante. Futuro? Ha l’ansia del dover smettere, ma è normale. Cosa farà nella vita? Farà Zlatan.

Il nuovo stadio del Milan

Devo dire che la convivenza con l’Inter in questi anni è andata bene. Ci siamo divisi trofei, stadio, il piazzale. Non è assolutamente un problema condividere lo stadio. Poi non so quali saranno le decisioni da prendere nel futuro. La cosa chiara, e te lo dice una persona che ha avuto la mia storia, è che è uno stadio pieno di ricordo per tutti i tifosi milanisti. Ma vogliamo vivere di ricordi o creare qualcosa di nuovo per andare a crearne di altri. Il Milan non finisce con San Siro, va avanti. Dobbiamo creare qualcosa che ci renda competitivi ed è lo stadio, altrimenti davvero rimaniamo a raccontarci le cose degli anni che furono e non è una cosa che mi entusiasmi molto.

Maldini su Maignan

Maignan? Quello che fa lui rispetto a tanti altri portieri è particolare. La sua capacità di calciare col destro e col sinistro, è il migliore dei nostri centrali a far girare la palla. È un portiere moderno, è un pignolo, ha voglia di arrivare, è ambizioso. È stato un acquisto molto molto azzeccato, un grande acquisto nel calcio moderno.

Calciomercato Milan, le offerte per Leao e Theo Hernandez

Offerte per Leao e i nostri gioielli? A qualcuno ho detto di non presentarsi nemmeno… Per Theo Hernandez? Lo avete detto voi. Il problema è che poi tornano alla carica e allora devi decidere che cosa fare. Nell’ambito della sostenibilità del club, ribadisco che noi abbiamo i conti a posto e non abbiamo necessità di vendere nessuno. I più forti vogliamo tenerli, ma i giocatori incedibili oggi non esistono più“.