Lazio: fosforo e Klose, l’interdizione latita

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La Lazio dispone di elementi che si distinguono per tecnica e senso del gioco, Hernanes, Ledesma, Candreva ed Ederson, e di corridori del calibro di Lulic e Mauri. In attacco, la compagine guidata da Petkovic può contare su Miroslav Klose, centravanti che eccelle per potenza e abilità nel dominare il gioco aereo, trovare la via del gol e fare salire la squadra. Quello biancoceleste costituisce di un organico di valore, votato all’offesa, che fa dell’intensità e della qualità i propri punti di forza.

Filosofia di gioco: Petkovic schiera la propria squadra con un 4-1-4-1 in grado di snodarsi, in base alle situazioni, in un 4-3-3 e in un 4-5-1. Dogmi dell’allenatore nato a Sarajevo sono l’inclinazione a giocare con furore e attaccare con decisione e la rinuncia a chiudersi e applicare tattiche difensive. Ecco allora che sabato sera, come è sempre accaduto da quando l’ex tecnico del Sion siede sulla panchina delle aquile, la Lazio proverà ad alzare il ritmo il più possibile e impossessarsi delle operazioni. I terzini e gli esterni di spinta agiranno in simbiosi, cercando di avanzare con aggressività e regolarità e alternare traversoni per la prima punta a inserimenti mirati a scardinare la nostra difesa. Il tutto tramite il lavoro dei tre centrocampisti che, essendo in possesso di abilità nel comprendere lo sviluppo delle azioni e qualità balistiche sopra la media, riescono a costruire gioco e a evitare che la squadra si sbilanci con puntualità. Proprio poiché dispongono di mediani che eccelgono nella fase di costruzione, non appena si creeranno varchi, i nostri avversari tenteranno anche conclusioni dalla distanza. Gli architetti del centrocampo capitolino intervalleranno azioni personali a passanti per il centravanti e aperture finalizzate a premiare la corsa dei laterali.

Lacune: in mezzo al terreno di gioco, pur essendoci elementi che brillano per senso tattico e abilità con la palla tra i piedi, è il solo Gonzalez a fungere da incontrista. Ledesma ed Hernanes, nonostante annoverino nel proprio repertorio anche la fisicità, non costituiscono fulmini da guerra e peccano in dinamismo. Sfiorano la fase di recupero palla, ma non la effettuano con completezza e regolarità. Problema. Latitando l’interdizione, sul lungo andare, il si apriranno falle a centrocampo. Garantito. E nel corso della ripresa, avendo corso come forsennati fin dall’inizio, gli esterni non potranno che calare e abbassare il ritmo. Trattasi di una logica conseguenza. Da segnalare è il fatto che i difensori centrali, sebbene annoverino nel proprio repertorio la potenza e la capacità di farsi ripettare nel gioco aereo, incontrino problemi di posizionamento e concentrazione e soffrano gli uno contro uno.

Come batterli: dovendo arginare Klose, Allegri avrà il compito di optare per la difesa a tre, che renderà al meglio se protetta dalla cortina di ferro. Presentando una linea mediana composta da interditori che attendano bassi l’avanzata biancoceleste e aggrediscano l’avversario in prossimità della trequarti, sostenendo di conseguenza la retroguardia e mantenendo corta la squadra, Allegri annullerà le mosse di Petkovic. I nostri lottatori, posizionandosi dietro la linea della sfera al fine di impossessarsi del centrocampo, faranno in modo che i facitori di gioco laziali non trovino il bandolo della matassa e perdano l’ispirazione. A causa della situazione creatasi, curato da tre marcatori e privato di palloni giocabili, Klose rischierà di appannarsi. Ma pur di sfondare, nonostante non ci siano varchi a disposizione, la Lazio si alzerà senza criterio e si rovinerà di conseguenza con le proprie mani. Assicurato. Il Milan, dopo essersi aggiudicato la battaglia in mezzo al campo e avere lasciato sbilanciare i padroni di casa, godrà di praterie per ripartire e mettere in risalto la classe e l’intraprendenza di Stephan El Shaarawy. Provare per credere. Il tutto a patto che si scenda in campo con determinazione, si aspetti con pazienza il momento di colpire e non si dia fiducia ai pesi piuma…

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