Abbiamo perso la testa, ma è quasi normale...

Abbiamo perso la testa, ma è quasi normale…

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Federica Barbi è laureata in Lettere Moderne e Giornalista Pubblicista dal 2012. Collabora con SpazioMilan.it quasi dalla sua nascita, esattamente dall’aprile del 2012. Segue il Milan dalla lontana Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ma quando può corre a rifugiarsi a San Siro, per seguire da vicino le vicende rossonere. Attualmente collabora anche con Vesuvio Live e Betclic. 

Il problema del Milan non è il modulo, né l’allenatore. Il problema del Milan non ha niente a che vedere con i numeri, che poi nel calcio in fondo hanno un valore molto relativo. Il problema del Milan, in questo momento, è nella testa, e in qualche piede un po’ troppo stanco per essere appena al 27 settembre. Ma quello che sta succedendo ai rossoneri è la prova evidente che avere tutti ottimi pezzi di una macchina non significa riuscire subito a farla correre.

Un processo secondo me normale, e concordo con Montella quando dice che in fondo ci si aspettava un andamento così in questo inizio stagione. Al di là della tempistica necessaria che serve per amalgamare un gruppo in larga percentuale nuovo, c’è anche un cambiamento psicologico da fare proprio.

Se lo scorso anno ogni passo avanti era un successo, ora il meccanismo è esattamente l’inverso. Il mercato milionario di Fassone&Co. ha generato nell’ambiente e nell’opinione pubblica la pretesa che le vittorie fossero scontate e i passi falsi un incubo. Con questo non intendo dire che non sia comprensibile aspirare subito a un altro tipo di gioco e di prestazioni, visto l’alto tasso tecnico e gli investimenti spesi, ma che purtroppo ogni trasformazione richiede il suo tempo di rodaggio.

Quello visto con la Samp è stato un Milan bruttissimo, più brutto anche di molti visti nelle passate stagioni, e per questo nessuna giustificazione. La sensazione, però, è che ci sia confusione, per alcuni stanchezza fisica (Kessie sfinito) e un carico troppo alto di responsabilità e ambizioni, a cui nessuno era più abituato.

Questo produce un’altalena di prestazioni che più che sulla qualità o carenza di essa, derivano dall’onda di emozioni momentanee.

Sbagliato, sbagliatissimo, comunque, dimenticarsi di essere il Milan, visto che è proprio dal senso di appartenenza che si vuole ripartire.

La soluzione? Montella dovrà essere bravo a dosare le energie di tutti e a fare da scudo allo spogliatoio in questo percorso verso l’equilibrio che sarà ancora lungo e tortuoso.

Pazienza, quindi, è la parola d’ordine. L’unico problema è capire quanta ne servirà…

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