Berlusconi, ennesima uscita infelice. Il mercato da undici nuovi "colpa" dell'ultimo lustro della sua gestione. E rimpiangere Brocchi...

Berlusconi, ennesima uscita infelice. Il mercato da undici nuovi “colpa” dell’ultimo lustro della sua gestione. E rimpiangere Brocchi…


Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da alcuni anni collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

Silvio Berlusconi, lo sanno tutti, è il presidente più vincente della storia del Milan, colui che, nel corso della sua trentennale gestione societaria, ha rimpinguato le bacheche di Via Turati prima e Via Aldo Rossi poi con la bellezza di ventinove trofei. Questo probabilmente basta per concedergli una sorta di “diritto divino” (come qualcuno lo ha definito) di dire praticamente ciò che vuole, quando vuole, sul club rossonero. Bene, ma ciò non può certamente impedirci di far sommessamente notare che praticamente tutte o quasi le ultime uscite dell’ex presidente, soprattutto quelle postume al 13 aprile 2016, giorno del closing coi cinesi, sono state decisamente infelici.

In questo solco si inseriscono senza dubbio anche le parole rilasciate tre giorni fa al Corriere della Sera, che ha reso note delle conversazioni private nelle quali in Cavaliere, spinto probabilmente dal senso di amarezza misto ad umana gelosia che avvolge chi deve privarsi controvoglia di una cosa che gli sta particolarmente a cuore e che ha considerato sua per tre decadi, ne ha dette di tutti i colori in ordine un pò sparso, con tuttavia quattro concetti cardine: “Non si era mai visto in una squadra il cambio di undici giocatori. Con tutti quei soldi non si poteva acquistare un top player?“, “Volevo che sulla panchina restasse Brocchi. Ma ero in un letto d’ospedale, tra la vita e la morte. E mi dissero Montella“, “Spiegatemi come possono finire in panchina Suso e Bonaventura“, “E’ stata data la fascia da capitano a Bonucci che per anni è stato la bandiera della Juve. C’è Montolivo, andava affidata a lui“.

Dichiarazioni, queste, completamente fuori luogo sotto due punti di vista: quello tempistico e quello contenutistico. Il primo, perchè distano dieci giorni da un derby già decisivo per gli obiettivi di Montella e soci e al quale il Milan arriva col morale molto basso. In questo momento, dunque, servirebbe intorno Milanello compattezza e non chi getta benzina su un fuoco già bello vivo di polemiche. Il secondo perchè, al netto del fatto che comunque Berlusconi pubblicamente non ha mai avuto screzi particolari con Yonghong Li, Han Li, Fassone o Mirabelli, criticare aspramente il mercato dell’ultima estate non ha senso. La necessità di ribaltare come un calzino la rosa rossonera è stata dovuta proprio alla pessima gestione degli ultimi cinque anni targati Galliani-Berlusconi, che ha portato a Milanello decine di giocatori indegni di vestire la gloriosa casacca rossonera. Comprare un solo top player e poi magari continuare a vedere in campo i vari Honda, Poli, Bertolacci, Lapadula, Vangioni, Rodrigo Ely e compagnia cantante? No, grazie, meglio averne cambiati undici, anche a costo di aspettare un pò di tempo perchè si inseriscano.

Lo stesso dicasi dell’allenatore: ci sta criticare Montella, che non è certo Mourinho o Guardiola o Ancelotti, ma rimpiangere Brocchi è grottesco. Non dobbiamo essere certo noi (giusto?) a ricordare al Cavaliere che l’aver esonerato Mihajlovic – per mero cruccio personale – in favore di Brocchi è costato al Milan il sesto posto nel campionato ’15/’16 e forse la sesta Coppa Italia della sua storia. Lungi da noi voler pensare che le parole di Berlusconi siano mosse da un certo qual risentimento perchè i cinesi – comprensibilmente, del resto – gli avevano offerto solo la presidenza onoraria del nuovo Milan senza possibilità d’intervento sul mercato e sulle questioni di campo, come invece lui aveva richiesto. Ma del resto si sa, come disse papa Pio XI, “a pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina”…

Twitter: @Juan__DAv

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