Da Leonardo, a lezione di stile

«Ognuno ha il suo stile». Parole in apparenza normali, ma che stridono fortemente se a pronunciarle è chi di quello stile ha fatto parte per quasi 15 anni, esaltandolo e condividendolo, seguendo la linea di un presidente che ha sempre avuto parole di elogio e rispetto per le altre squadre prima che per la propria: questo è lo “stile Milan” per cui adesso Leonardo prova disgusto.

Nessuno intende giustificare il gesto di Gattuso, sia ben chiaro, e lo stesso calciatore se ne è pentito, dicendo che se potesse tornare indietro non lo rifarebbe. Ma l’Inter non dia lezioni di stile. Non dimentichiamo i cori offensivi di Cambiasso contro Ambrosini, senza che ci fosse alcun diverbio alle spalle. A differenza di Leonardo con “Ringhio”, tenuto fuori come uno bollito, mentre Allegri ne ha mostrato l’importanza per la causa rossonera. L’allenatore interista non si meravigli se qualcuno non lo apprezza, a seguito di scelte non proprio eleganti, come voltare le spalle a un presidente che ancora oggi lo protegge come un pupillo, nonostante tutto, ed esultare come un ossesso al primo gol della “sua” nuova squadra (da soli 3’).

Non si discute la scelta professionale, poiché qui si parla di stile e coerenza, che non sembra gli appartengano, visto che la maggioranza degli allenatori non andrebbe mai ad allenare la squadra principale rivale di una propria ex. Ma lo stile Inter incarnato da Leonardo è quello che pretende rispetto senza prima averlo portato, quello di chi picchia un calciatore negli spogliatoi (Materazzi vs Cirillo) o provoca risse con gli avversari, “rei” di averti eliminato (Valencia 2007). O lo stile è quello di un presidente che fa il gesto dell’ombrello, senza essersene, a differenza di Gattuso, mai pentito? È questo lo stile a cui si riferisce Leonardo? No grazie, ci teniamo il nostro.

Antonio Bellantoni

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