Pioli, parola d’ordine: duttilità. E quell’idea tattica che potrebbe tornare in auge…

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Un normalizzatore a Milanello: la scelta del Milan di puntare su Stefano Pioli è stata dettata dalla necessità di dimenticare i risultati negativi della breve esperienza Giampaolo, certo, ma forse anche per riportare nell’ambiente rossonero quella serenità e quell’empatia che forse era mancata in questi mesi, e che inevitabilmente si ripercuoteva anche in campo. Ma l’obiettivo del nuovo tecnico rossonero non è certamente solo quello di tranquillizzare e compattare squadra, tifoseria e dirigenza, ma anche quello di migliorare un gioco latitante e, cosa più importante, portare i risultati nell’immediato.

Nel corso della sua lunga carriera da allenatore, l’ex tecnico di Lazio, Fiorentina ed Inter ha dimostrato una innegabile qualità: la duttilità. In altre parole, ha usato tanti moduli, adattandoli alle rose che di volta in volta aveva a disposizione, senza mai mostrarsi dogmatico o intransigente sul profilo tattico. Quasi sicuramente, il tecnico parmense ripartirà dal 4-3-3 con cui si è conclusa l’esperienza Giampaolo, ma i tifosi rossoneri non dovranno meravigliarsi se nel corso della stagione i numeri dovessero cambiare, in ragione del momento più o meno positivo di uno o più giocatori e delle caratteristiche degli avversari. Prepariamoci, dunque, a vedere magari il 4-2-3-1 o addirittura il 3-5-2.

Già, perchè questo modulo – che probabilmente non si addice alla “storia” del Milan, da sempre votata alla difesa a quattro – è quello che fu utilizzato da Pioli nella migliore stagione della sua carriera da allenatore finora, quel 2014-2015 in cui portò la Lazio al terzo posto (ed ai preliminari di Champions) e in finale di Coppa Italia con una rosa tutt’altro che irresistibile. E, a parere di chi scrive, il parco giocatori attualmente del Milan potrebbe calzare bene per questo schieramento tattico.

Col ritorno a disposizione di Caldara, infatti, una difesa a tre composta dall’ex atalantino, da Romagnoli e da Duarte o Musacchio può certamente dare maggiore copertura alla squadra. Theo Hernandez, inoltre, per caratteristiche, si avvicina più ad un centrocampista che ad un terzino e come quinto di centrocampo potrebbe trovarsi ancora meglio; stesso discorso che vale anche per Conti. In mezzo al campo, Pioli avrebbe solo l’imbarazzo della scelta, tra la forza fisica di Kessie e Krunic, le geometrie di Biglia e Bennacer e la qualità dei vari Paquetà, Calhanoglu e Bonaventura. Mentre davanti, la vicinanza di Leao (o Rebic) potrebbe giovare a Piatek perchè il polacco torni quello dello scorso anno. Chiaro che una disposizione del genere significherebbe una quasi certa panchina per Suso – sul quale Pioli ha detto di voler puntare – ma lo spagnolo è decisamente sottotono finora. Insomma, si tratta solo di un’idea, ma siamo certi che Pioli ne terrà conto e ne sta studiando in queste prime settimane da rossonero. Parola d’ordine: duttilità.

Twitter: @Juan__DAv

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